Danger Crue Event

Con la dicitura Danger Crue Event si suole indicare la kermesse con cui gli appassionati di musica rock, in Giappone, hanno cominciato ad identificare il giorno di Natale, fosse pure perché le date comprese tra il 24 ed il 26 dicembre, entro la cornice glam ed affollatissima del Nihon Budokan, sono da qualche anno a questa parte uno degli eventi più attesi della stagione musicale.

Pensato come un ideale carnevale celebrativo di uno dei label che più ha dato alla musica nipponica - fosse pure perché è nelle sue scuderie ch'è maturato un gruppo destinato a fare storia come i Laruku -, il Danger Crue Event, giunto nel 2006 alla sua quinta edizione, assume un rilievo eccellente nella storia dell'Arcobaleno a partire dalla prima edizione cui è noto il gruppo prenda parte. E' infatti questa l'occasione in cui i L'Arc~en~ciel, reduci da un biennio di hiatus, dopo l'epifania degli Shibuya Seven Days, tornano insieme a proporre una nuova traccia, rassicurando i troppi fans che temevano in un silenzio definitivo. Mentre registrano il nuovo album Smile, nei fatti, i quattro musicisti - che partecipano per altro all'evento anche in veste solista -, preparano un fastoso ritorno alla ribalta, che, non a caso, chiude la scaletta del Danger Crue Event II.

Più specificamente, questo è l'ordine di partecipazione delle stelle del label indipendente il 26 dicembre 2003:

TETSU 69
1.  TIGHTROPE
2.  冬の新曲
3.  夏の新曲
4.  蜃気楼
5.  SCARECROW
6.  15½

Velvet Spider
1.  We're Gonna Groove
2.  NOW
3.  Strange Days
4.  ア×ルセクション

BUG
1.  怪物
2.  LOVE & PEACE
3.  JESUS CHRIST I LOVE YOU
4.  Stand Up! Monkey!!
5.  So CRAZY
6.  NEW WORLD
7.  Set me free

acid android
1.  perpetual motion
2.  relation
3.  double dare
4.  imagining noises
5.  enmity
6.  ring the noise

MUCC
1.  我、在ルベキ場所
2.  大嫌い
3.  君に幸あれ
4.  路地裏 僕と君へ
5.  蘭鋳
6.  9月3日の刻印

SONS OF ALL PUSSYS
1.  PRIVATE RELIGION
2.  gimme A guitar
3.  A Song For You
4.  red sky
5.  high!
6.  Every Second I'm In Romance
7.  GRACE

[SPECIAL LIVE]
READY STEADY GO(L'Arc~en~Ciel)

Come si evince chiaramente dalla scaletta, i Laruku sono allora - come saranno nelle edizioni successive -, i grandi mattatori. Sia come solisti che come gruppo, cioè, calamitano naturalmente l'attenzione di un pubblico che diviene poi eccezionalmente caloroso nel finale. Testimonianza fattiva dell'evento è il DVD che accompagna l'edizione speciale di Smile (le cui screencaps trovate nella galleria del sito, alla voce making of), contenente tale performance. E' un ritorno interessante, che segna - ancor più dei concerti del luglio 2003 - il nuovo stile vocale di hyde e la nuova estetica, sempre più rock ed aggressiva, della band. E' piuttosto evidente poi, dal brano proposto e dal look di scena, l'Iride strizzi decisamente l'occhio agli U.S.A. ed agli stereotipi musicali del soft rock occidentale.

Danger Crue Event III, 25 dicembre 2004

A dispetto dell'edizione precedente, la cui rilevanza è sottolineata da un ritorno fin troppo atteso, la terza edizione della kermesse merita di essere ricordata nella storia dell'Iride soprattutto per la cooptazione di Sayaka Aoki, volto caro al pubblico giapponese per una prorompente vis comica - forza, questa, che esplode con evidenza nel backstage e si traduce in un divertente sodalizio con Ken -. Supporto di keyboard, ma soprattutto animatrice del palco, partecipa, come Aoki Punk e seconda voce, all'esibizione del gruppo nella formazione P'Unk~en~Ciel (così ufficializzata), sotto la cui firma viene altresì pubblicato il primo nuovo singolo del gruppo nel 2005.

SONS OF ALL PUSSYS
1.  high!
2.  Moving on
3.  Paradise
4.  Every Second, I'm In ROMANCE
5.  GO!GO! S.O.A.P.(unpluged ver.)
6.  GRACE (unpluged ver.)
7.  high! (unpluged ver.)

Velvet spider
1.  Living On The Edge
2.  LOVESHADOW
3.  ア×ルセクション

SID
1.  青
2.  紫陽花
3.  空の便箋、空への手紙

BUG
1.   UNDER THE SUN
2.   CAN YOU FEEL ME?
3.   NEW WORLD

la vie en rose
1.   あぁ夢よ
2.   バラ色の人生
3.   夢を見て

MUCC
1.   スイミン
2.   遺書
3.   暁闇
4.   モノクロの景色
5.   大嫌い

acid android
1.   relation
2.   perpetual motion
3.   untitled
4.   ring the noise
5.   enmity

TETSU69
1.   冬の新曲 2004
2.   REVERSE
3.   wonderful world
4.   蜃気楼
5.   SCARECROW
6.   15½

BLAZE
1.   SARAH
2.   GALACTIC STAR
3.   SOME DAY ONE DAY
4.   Fire

P'Unk~en~Ciel
1.  milky way
2.  Round and Round 2005 feat.P'UNK青木

L'Arc~en~Ciel
Killing me

Come già accaduto un anno prima, dunque, il gruppo saluta l'anno morente e rinvia al successivo con la promessa di un nuovo singolo. Killing me, destinato a scalare la vetta dell'Oricon chart, si preannuncia da subito come un brano veloce ed accattivante, molto in linea con quell'evoluzione musicale che già Round and round aveva anticipato. Il peso ritmico di Awaji si avverte con prepotenza, come pure energica e protagonista in lunghi riff è la chitarra di Ken.

Danger Crue Event IV, 25 dicembre 2005

La quarta edizione del Danger Crue Event merita di essere ricordata per una serie di backstages ed una complicità di palco istauratasi tra vecchi e nuovi membri dell'Iride, che hanno commosso non poco i fans della vecchia guardia. Complice la scelta di una scaletta che - come nell'edizione del 2006 - ha concentrato la propria attenzione più sui singoli componenti del gruppo, che non sulla band, rimescolandoli in modo libero alle altre stars del label, si è avuta la possibilità di ascoltare di nuovo insieme haido, tetsu e Sakura. Soprattutto questi ultimi hanno mostrato un affiatamento tanto amichevole - espresso nel supporto che Ogawa ha offerto al batterista nell'MC di chiusura-blocco - da spazzare via una volta per tutte (si spera) le troppe - brutte - voci sulla presunta conflittualità del loro rapporto. Questa edizione ha accolto anche altri due eventi significativi (almeno tali per i membri dell'Iride coinvolti): hyde si è infatti esibito alla batteria - pare la performance lo preoccupasse al punto d'essersi imposto oltre un'ora di pratica in camerino -, mentre tetsu ha coronato un antico sogno, supportando al basso Morrie (ex Dead End), grande idolo della sua adolescenza, nella formazione Creature Creature.

SID
1.   winterfall

gekigakutai
1.   激東京
2.   HAPPY CHRISTMAS
3.   昭和

sugimoto
1.   I LOVE YOU
2.   YOU & I

Hell'n'Back
1.   Supremacy
2.   The Stain
3.   Critical detector

la vie en rose
1.   あぁ夢よ
2.   愛の歌
3.   瞼

Ra:In
1.   In The Mirror
2.   Indicator To The Future

Velvet Spider
1.   バラ色に砕け散る想い
2.   Make My Day
3.   picaresque

SONS OF ALL PUSSYS
1.   罪の眺め
2.   Paradise
3.   Moving On
4.   high!
5.   Every Second,I'm In ROMANCE

BUG
1.   SET ME FREE
2.   BURrrrN
3.   LOVE & PEACE

SID (2)
1.   合鍵
2.   刺と猫
3.   ホソイコエ
4.   SWEET?
5.   エール
6.   微熱

MUCC
1.   スイミン
2.   最終列車
3.   メディアの銃声
4.   モンスター
5.   優しい記憶

acid android
1.   COVER 1
2.   COVER 2
3.   COVER 3
4.   enmity
5.   新曲 1
6.   新曲 2
7.   新曲 3

Danger Crue Super All Stars #1

Vo: 逹瑯(ムック)
G: 杉本善徳
Bs: 明希(シド)
Ds: kyohsuke(ラヴィアンローズ)
 

1.  青空

Danger Crue Super All Stars #2

Vo: yukihiro(acid android)
G: ミヤ(ムック),
ke2(ラヴィアンローズ)
Bs: TAKASHI(BUG)
DJ: YSK
Sampler: nabe(acid android)
Perc: SATOち(ムック), kishi(acid android)
Ds: YASUO(acid android)

1.  PEOPLE=SHIT

Danger Crue Super All Stars #3

Vo: Sakura(S.O.A.P.)
G: JACK(BLAZE)
Bs: YUKKE(ムック)
DS: hyde(L'Arc-en-Ciel)
Key: 明希(シド)

1.  SMOKE ON THE WATER

Danger Crue Super All Stars #4

Vo: kyo(BUG), hyde(L'Arc-en-Ciel),
マオ(シド)
G: JIMMY(Velvet spider), ミヤ(ムック),
しんぢ(シド)
Bs: tetsu(L'Arc-en-Ciel),
JACK(BLAZE),
Ds: Sakura(S.O.A.P.)

1.  LIVE WIRE

L'elemento che senz'altro connota questa edizione - e probabilmente è destinato a divenire un trend, come testimonia la già citata replica del 2006, è la chiusa con le all stars, sarebbe a dire un pot-pourri di quegli artisti che più di altri hanno segnato la storia del label, imponendosi quali fenomeni generazionali. La struttura per blocchi e le collaborazioni virtuose sono state particolarmente gradite ad un pubblico entusiasta e molto partecipe. Grande mattatore della serata è stato Sakura, che si è esibito per altro in una cover dei Deep Purple davanti al suo grande idolo Ian Paice, batterista dello storico gruppo inglese (a Paice, considerato uno dei più grandi batteristi mai esistiti, nonostante la strumentazione piuttosto semplice, poiché in grado di portare influenze jazz e swing nella propria musica, Sakura ha sempre detto d'ispirarsi, affermandosi a propria volta come tra i più influenti batteristi rock del Giappone).

Danger Crue Event V, 25 dicembre 2006

Kermesse curiosa, che in sé raccoglie tanto elementi della prima edizione - in quanto giunge dopo uno hiatus dell'Iride -, tanto dell'ultima, per lo spazio offerto alle collaborazioni libere tra artisti di diverse formazioni. E' un'edizione caratterizzata dalla partecipazione di Ken come solista, da un grande ritorno di tetsu (che muta così l'originario nick TETSU69) e dal debutto innanzi ad una vasta platea del nuovo gruppo di Sakura, i Lion Heads. hyde compare come guest star in un finale particolarissimo, che lo vede accompagnato nell'indimenticabile I'm so happy proprio da Sakura.

Ken

  1. Empty Rooms
  2. Speed

Girugämesh

  1. Jarring fly
  2. 遮断
  3. 終わりと未来

Lion Heads

  1. スコール
  2. Show for them,
    Sally's mind

BLAZE

  1. SARAH
  2. BORN TO BE LONELY
  3. FIRE

176BIZ

  1. 拝啓、親愛なる貴方へ
  2. -AquA-
  3. Re mind

YS1126

  1. 甘党
  2. ミンナノウタ
  3. Heart Beat

CREATURE CREATURE

  1. MABOROSHI
  2. COSMOS BLACKNESS
  3. Red

ROACH

  1. 桃色の風
  2. 二十と二

BUG

  1. from darkness
  2. PROMISE
  3. Goodbye

SID

  1. 御手紙
  2. chapter 1
  3. Sweet?
  4. スロウ
  5. 空の便箋、
    空への手紙

Velvet Spider

  1. Stabbing Phrase
  2. Pray-ground
  3. Wash&Burn

la vie en rose

  1. あぁ夢よ
  2. 昭和
  3. 愛の歌
  4. クリスマスの様に

tetsu

  1. REVERSE
  2. 冬の新曲
  3. Can't stop believing
  4. SCARECROW
  5. メドレー
  6. lonely girl

SONS OF ALL PUSSYS

  1. I love you, I need you, I fuck you
  2. Paradise
  3. gimme A guitar
  4. Every second, I'm In ROMANCE
  5. 新曲

55-69

  1. 極彩
  2. 蘭鋳
  3. 25時の憂鬱
  4. 謡声(ウタゴエ)
  5. 優しい歌

Danger Crue Super All Stars

Session1 「STREET ROCK’N ROLLER」(44MAGNUM)
Vo・kyo(BUG)
G・JIMMY(Velvet Spider)
G・ミヤ(ムック)
Bs・明希(シド)
Ds・Sakura(S.O.A.P.)

Danger Crue Super All Stars

Session 2 「JAM」(THE YELLOW MONKEY)&「WISH」(LUNA SEA)
Vo・逹瑯(ムック)
G・杉本善徳
G・ke2(ラヴィアンローズ)
Bs・Ein(S.O.A.P.)
Dr・ゆうや(シド)
Key・小池 敦

Danger Crue Super All Stars

Session 3 「虹」(L'Arc〜en〜Ciel)
Vo・マオ(シド)
G・しんぢ(シド)
G・弐(ギルガメッシュ)
G・雪希(176BIZ)
G・刻(176BIZ)
Bs・YUKKE(ムック)
Dr・Ken(S.O.A.P.)
Key・秦野 猛行

Danger Crue Super All Stars

Session 4 「I'm so happy」(L'Arc〜en〜Ciel)
Vo・hyde(L'Arc〜en〜Ciel)
G・しんぢ(シド)
Bs・YUKKE(ムック)
Dr・Sakura(S.O.A.P.)
Key・秦野 猛行

Danger Crue Super All Stars

Session 5 「Looks That Kill」(MOTLEY CRUE)
Vo・kyo(BUG)
Vo・逹瑯(ムック)
Vo・マオ(シド)
G・hyde(L'Arc〜en〜Ciel)
G・ミヤ(ムック)
G・しんぢ(シド)
Bs・JACK(BLAZE)
Dr・Sakura(S.O.A.P.)

Come è facile evincere dalla stessa scaletta, la grande sorpresa di tale edizione sono stati gli inediti dei S.O.A.P., che da molto mancavano sul fronte della produzione di nuovi pezzi, e di tetsu, non a caso prossimo ad uscire con un nuovo singolo da solista. Can't stop believing è un pezzo ritmato ed accattivante - che strizza l'occhio al pop come nella più classica produzione del bassista e leader dei Laruku - e promette di classificarsi tra i successi in vetta alla classifica del nuovo anno. Nessuna novità dai L'Arc〜en〜Ciel, che hanno tuttavia offerto un loro nuovo brano nell'ambito del grande concerto del 25 e 26 novembre 2006.

Il contenuto di questo articolo è proprietà esclusiva dell'autrice (Sar@). Non ne è tollerata né la riproduzione né la sottrazione parziale o totale.




Posted on 19 May 2006 by Sar@

Questione di stile [visual-kei e dintorni]

Benché tetsu abbia fin dalle origini del gruppo vivamente negato i L'Arc~en~Ciel fossero una band visual, difendendo l'onestà della propria musica da chi malignava vivesse anche del bel faccino di hyde, nell'episodio n. 68 di Break Out (siamo a metà degli anni Novanta), programma contenitore televisivo, sono state introdotti ed illustrati ben cinque diversi generi di visual-kei, unitamente ai nomi dei gruppi più rappresentativi. Inutile suggerire anche i Laruku fossero tra questi.
Può essere quindi interessante analizzare tipologie siffatte e sciogliere qualche dubbio in merito ad una qualificazione spesso abusata.

1. Super Visual Kei (~ Shazna / Malice Mizer / Plastic Tree / Dir en Grey) o visual-kei propriamente detto: trucco ed abiti di scena eccessivi, eccentrici, sovente caratterizzati dalla volontaria ambiguità del genere degli artisti, sono senz'altro i tratti distintivi. Ad essi si accompagna spesso una musica decadente o eccezionalmente aggressiva, che sposa l'abito degli interpreti.
2. Illusion Rock Kei (~ L'Arc~en~Ciel / La'Cryma Christi / Merry go Round / LU+CA): è uno stile più soft, che si sposa ad un rock melodico ed in cui il crisma dell'androginia appare più sfumato, connotando solo alcuni degli interpreti
3. Visual Idol Kei (~ SOPHIA / CASCADE / L'luvia): trucco e costumi dai colori brillanti si accompagnano a gruppi dalla vocazione quasi pop. Come recita il nome, è un'operazione funzionale alla creazione di icone dello spettacolo
4. Glamorous Rock Kei (~ Raspberry Circus / LEMONADE): anche in questo caso il trucco appartiene alla meccanica scenica di un rock brillante, ma non aggressivo, senza connotare marcatamente la radice del gruppo
5. Melodious Solid Kei (~ GLAY / Penicillin / Fanatic Crisis / D+SHADE): categoria difficile da descrivere, anche in ragione degli esempi proposti. I GLAY ed i Penicillin, nei fatti, mutano nel tempo in modo sostanziale il proprio impianto scenico. Mi viene da dire siano gruppi in cui il codice visual si accompagna ad una musica di qualità medio-alta, con una contaminazione interessante tra fanservices e virtuosismi di esecuzione
6. General Visual Rock (~ BOOWY / BUCK - TICK / X-JAPAN / LUNA SEA / ROUAGE / Laputa): categoria residuale in cui si raccolgono tutti quei gruppi che presentano una cura molto sviluppata per lo stile con cui si presentano sul palco, dai costumi alle acconciature
7. Oshare Kei (~ BAROQUE / AN CAFE / Ayabie / Clavier): categoria non presente nella trattazione della trasmissione succitata, ma che inserisco in quanto rappresentativa di quello che è il volto più recente del visual-kei. Cos'è l'oshare-kei? La definizione corrente suona come il lato più brillante, carino, colorato, piacevole e daltonico del visual-kei. Il verbo oshare vuol dire infatti vestire in modo stiloso, nell'accezione di essere pazzo per tutto quello che è all'ultima moda. Si tratta nei fatti per lo più di gruppi di giovani appena adolescenti (o poco più vecchi), abbigliati secondo i trend più modaioli ed estremi di Shibuya e legati ad un'immagine pop e brillante.

Posto che non nutro particolare simpatia per le semplificazioni troppo nette (soprattutto quando hanno riguardo al solo abito esteriore. Il che è inutile sul fronte musicale: basti pensare all'abisso che divide gli SHAZNA dai Dir en grey), ho pensato di proporre questa scheda per sfatare uno strano mito in cui mi sono imbattuta gironzolando tra siti e forum (soprattutto italiani): e che cioè lo stile visual-kei sia un'invenzione degli X-Japan. Posto che chi lo dice non ha probabilmente mai avuto modo di ammirare i Dead End (che, al di là della straordinaria bellezza e bravura di Morrie, sono stati un clamoroso gruppo visual-kei. E niente di meno), gli X-Japan sono stati indubbiamente tra gli interpreti eccellenti del fenomeno, ma non l'hanno né creato, né esaurito. Il visual-kei nipponico, nei fatti, e da un punto di vista estetico e sotto un profilo cronologico, è da inserirsi nella stessa corrente che ha prodotto il gotico dei Kiss ed il visual glam di David Bowie (in tal caso, dunque, parliamo non solo di una musica squisitamente occidentale, ma europea). Per non parlare dell'influenza esercitata nei primi anni Ottanta dal fenomeno Culture Club. Sono cioè molti artisti orientali a trovare nella scena musicale anglo-americana una fonte di ispirazione ed a tradurla in un'estetica conforme alla propria cultura ed alle suggestioni che ne discendono.
Lasciamo perciò al Duca Bianco lo scettro dell'originalità che gli compete da sempre e cominciamo ad usare un po' il buonsenso della storia.

Il contenuto di questo articolo è proprietà esclusiva dell'autrice (Sar@). Non ne è tollerata né la riproduzione né la sottrazione parziale o totale.




Posted on 27 Feb 2006 by Sar@

DEAD END [La pentola d'oro alle radici dell'Arcobaleno]

Benché apparentemente spuri rispetto al contesto di questo sito, i fulgidi signori del glam rock ed heavy metal giapponese anni Ottanta - sarebbe a dire i celeberrimi Dead End - rappresentano una tappa obbligata di chiunque voglia avvicinarsi all'Iride più celebre del Giappone (nonché agli artisti più rilevanti) con la piena consapevolezza dei propri mezzi.

Per dovere di onestà, prima ancora che ruffiana captatio benevolentiae nei confronti di chi di musica ne capisce davvero qualcosa, è d'obbligo dica che ho conosciuto questo gruppo per relationem: e se l'ho conosciuto è perché i tre fanboy più celebri della band sono i signori Kiyoji Mori, Hideto Takarai e Tetsuya Ogawa. Non credo si possa dire di apprezzare un artista senza comprenderne le suggestioni: e poiché sono Larkomaniaca e Kiyoharomane da, rispettivamente, dieci e cinque anni, era probabilmente già scritto nel mio karma mi arenassi dalla parti di Motoyuki Ohtsuka - per gli appassionati, semplicemente Morrie.

La prima volta in cui ho sentito parlare dei Dead End come qualcosa di diverso da un nome incidentalmente menzionato nella scheda biografica degli artisti succitati, è stato proprio nel Tetsugaku, visto che a più riprese Ogawa riferisce di un'ossessione musicale destinata a cambiargli la vita. E' stato tuttavia dal dicembre del 2005 che il fantasma del vecchio gruppo ha cominciato ad aleggiare in modo fin troppo consistente, allorché tetsu si esibisce sul palco del Nihon Budokan (Danger Crue Event IV) accanto a quello che tutti additano come il più grande mito vocale della storia recente del Giappone musicale.

Morrie, appunto.

Chi era costui?

Lo scopro con il varo dei tre singoli clamorosi che annunciano il lancio musicale dei Creature Creature: persino da un mp3 registrato dal Gocha Maze cozzo contro una delle voci più straordinariamente modulate abbia mai ascoltato. Un colpo di fulmine acustico? Senz'altro: soprattutto perché il mio orecchio mi istrada verso qualcosa che l'istinto suggerisce, ma la ricerca suffraga. L'impressione del già udito che mi attraversa, nei fatti, non è campata in aria: ma attinge alle stesse sorgenti del ricordo e dell'ispirazione. Conosco già lo stile che pure nel Morrie quarantenne è più lavorato e pulito del rocker degli esordi: l'ho ascoltato con i centotrenta spettatori che il 22 maggio 1992 assediavano il palco del Nanba Rockets di Osaka (in una ripresa, ovviamente). Il giovane haido, appena ventitreenne - ma lo stesso Kiyoharu della Kuroyume Era - imitano fedelmente l'impostazione vocale e scenica del loro mito (mi capiterà anche di leggere da qualche parte cretine che dicono "Morrie canta come hyde", ma ho il buongusto di non noverarmi mai nel mucchio). L'impressione puramente acustica viene poi avvalorata dalla visione dei PV che corredano il singolo: persino nella gestualità tipica di una rockstar che gli appassionati americani ricordano a tutt'oggi (i Dead End hanno un'intera pagina loro dedicata nel sito di MTV), si ha l'impressione di percorrere a ritroso la storia dell'Iride, e ritrovare haido com'era nel giugno del 1991 al CLUB GIO, incredibilmente diverso dall'icona attuale. Non già, ovviamente, perché haido preceda stilisticamente Morrie, ma perché resta il documento più fedele dell'impronta fortissima lasciata da quest'ultimo.

A questo punto sento davvero il bisogno di documentarmi e, soprattutto, ascoltare i Dead End. Un inciso che mi preme fare è che, se possibile (You Tube offre documenti interessanti), i Dead End vanno anche visti. Molti dei loro PV ricordano nelle suggestioni i coevi dei Queen: metafisica alla De Chirico nella scenografia ed un'incredibile sobrietà dell'allestimento, cui si contrappone la forza di una musica estremamente potente. Ancora più forte è l'impatto di ogni live. Morrie è eccezionale: un autentico animale da palcoscenico. E' travolgente, carismatico - affascinante anche ultraquarantenne, ma ventenne è di una bellezza quasi oltraggiosa -, inesauribile, potente. Non meraviglia i Dead End, da major, scrivano e producano la propria musica in America - Takarai è ancora un dilettante se paragonato al suo modello. Piaccia o meno alle fangirls -, perché il gruppo si iscrive senz'altro in una corrente stilistica che trova negli Stati Uniti la culla designata: quella di un heavy metal quasi melodico, interpretato da bands dall'aspetto eccentrico, ma dall'architettura sonora estremamente rigorosa.

Il gruppo nasce tra il 1983 ed il 1984. In realtà i due fondatori, Motoyuki Ohtsuka 'Morrie' (vocalist) e Takahiro (gt) hanno militato insieme nel gruppo Liar. Ad essi si aggiunge un personaggio che tutte le vere fans di tetsu conoscono, perché determinante per la formazione del leader dei Laruku - Tadashi Masumoto, altrimenti noto come Crazy Cool Joe, bassista di rango (prima Rajas) - e Masaaki Tano, dei Terra Rosa (dr). I quattro, nondimeno, già si conoscono da tempo, perché le bands di provenienza hanno una solida reputazione ed un vasto seguito sulla scena del rock indies.

L'esordio è già un record: alla Bourbon House di Osaka, nel marzo del 1985, ad ascoltarli sono in 500 (per rendersi conto dei numeri, il seguito dei primi Laruku è di 100-150 fans, che diventano 300 solo dopo quasi due anni di attività). La via al successo sembra tutta in discesa, quando il chitarrista Takahiro lascia. Per il gruppo sarà tuttavia un autentico colpo di fortuna, perché nelle fila dei Dead End entra You (Yuji Adachi), considerato il miglior chitarrista del Kansai (se non il miglior chitarrista del Giappone). L'album d'esordio - per la Night Gallery (etichetta sotto cui vengono prodotti i mille esemplari di Flood of tears) -, "Dead Line", credo resti a tutt'oggi un record imbattuto nell'ambito dei gruppi autoprodotti. Ne vengono infatti vendute ben 10000 copie, malgrado una promozione sostanzialmente amatoriale. Per celebrare l'evento, un nuovo concerto alla Bourbon House vede partecipare ben 800 fans (tra questi, probabilmente, anche il giovanissimo Ogawa).

Malgrado l'esplosione professionistica sia ormai dietro l'angolo, anche il primo batterista lascia, facendo spazio a Masafumi Minato, con cui la squadra viene traghettata nel suo secondo periodo. Major, per la Metal Blade e poi la BGM Victor (label americano), la band produce 4 studio albums ed un live album [“Dead Line” (1985), “Ghost of Romance” (1987), “Shambara” (1988), “Zero” (1989), “Dead End” (live, 1990)], prima di sciogliersi. Ad essere curioso è come i lavori per la BGM vengano prima licenziati in lingua inglese e solo poi tradotti per il pubblico giapponese. Morrie, che lascia dietro di sé un'autentica orda di fanatici, prosegue negli USA la carriera solista, prima di far perdere del tutto le proprie tracce.

Questa, in soldoni, la storia spicciola di un gruppo che, malgrado una vita piuttosto breve, segna la musica giapponese al punto da far coniare l'espressione Morrie's style per indicare un'impostazione canora particolarmente aggressiva e potente. Il peso della sua eredità, tuttavia, si coglie senz'altro a scorrere la lista degli emuli: una lista che tocca TUTTI i più importanti interpreti e gruppi musicali della storia del rock giapponese.

清春
ex)黒夢、ex)SADS

L’Arc-en-ciel
hyde 
ken 
tetsu 
sakura ex)ZIGZO、S.O.A.P.

ex)LUNA SEA
河村隆一

INORAN
SUGIZO

Janne Da Arc
yasu
ka-yu
kiyo

GLAY
TAKURO
JIRO

Laputa
aki
tomoi

ex)AION

DEEN
櫻井敦司 BUCK-TICK
西川貴教 as)T.M.R.
kami(故) ex)MALICE MIZER
桜井和寿 Mr.Children
Anchang ex)SEX MACHINEGUNS
ROB MEPHISTOPHELES
瀧川一郎(CIPHER) ex)D’ELANGER
ハタケ ex)シャ乱Q
HIRO ex)La’cryma Christi
Takeshi ex)Valentine D.C.
崎山龍男 スピッツ
Nao ex)ILLMINA
Saya ex)Mystic Moon
黒猫 陰陽座
AKIRA ex)MIRAGE
ユアナ蜉蝣
JACK ex)ジル・ド・レイ、Acid Bell
Heath ex)X JAPAN
馬場育三DRAGON ASH
(e molti altri, in modo più o meno manifesto).

Quanto alla discografia, abbiamo, prima di tutto Dead Line (1985, Night Gallery):

  • Spider In The Brain
  • Frenzy
  • Back In The Shadows
  • The Awakening
  • Sacrifice Of The Vision
  • Definitive Urge
  • Perfume Of Violence
  • Beyond The Reincarnation
  • Replica
  • Worst Song
  • Poi Ghost of Romance (1987, Metal Blade):

  • Danse Macabre
  • The Damned Thing
  • Phantom Nation
  • The Godsend
  • Decoy
  • The Red Moon Calls Insanity
  • Dead Man's Rock
  • Skeleton Circus
  • Song Of A Lunatic
  • Segue Shambara (1988, Metal Blade):

  • Embryo Burning
  • Junk
  • Night Song
  • Serpent Silver
  • Psychomania
  • Luna Madness
  • Blind Boy Project
  • Blood Music
  • Heaven
  • I Can Hear The Rain
  • Infine la parentesi americana con gli album Zero (personalmente, il mio preferito) (1989, BGM Victor):

  • I Want Your Love
  • Sleep In The Sky
  • Baby Blue
  • So Sweet So Lonely
  • Crash 49
  • Trickster
  • Hyper Desire
  • Promised Land
  • I Spy
  • I'm In A Coma
  • Serafine
  • e Dead End, live  (1990, BGM Victor):

  • So Sweet So Lonely
  • I Want Your Love
  • Baby Blue
  • Sleep In The Sky
  • Promised Land
  • Good Morning Satellite
  • Crash 49
  • Trickster
  • Hyper Desire
  • Serafine
  • Embryo Burning
  • I Can Hear The Rain
  • Blood Music
  • Psychomania
  • Decoy
  • Godsend
  • Wire Dancer
  • Night Song
  • Junk
  • I Spy
  • Dead Man's Rock
  • Phantom Nation
  • Song Of A Lunatic
  • Dal punto di vista stilistico, come ho detto più volte, i Dead End sono assai poco nipponici: poco legati, cioè, a suggestioni tutte orientali e lontane dal gusto occidentale. Se nei primi album dominano sonorità molto cupe, in linea con i Gastunk (Morrie è un grande estimatore di Baki e lo stesso haido guarda al Baki di Morrie, più che all'originale), le opere della parentesi americana sono indiscutibilmente inquadrabili in quel ricco filone heavy metal di cui i Dead End sono considerati eccellenti interpreti.

    Una curiosità che forse piacerà alle Laruku fans è che agli esordi della loro carriera hyde e tetsu venivano assai poco amabilmente apostrofati  - da una certa parte della critica musicale - come volenterosi emuli di Morrie e Crazy Cool Joe. Che il giudizio fosse superficiale ed affrettato, ovviamente, lo mostrano quindici anni di storia e di successi. Che una certa vena deadendiana ci fosse (e non rappresentasse un peccato mortale), lo denunciano però senz'altro le opere più risalenti.

    Il contenuto di questo articolo è proprietà esclusiva dell'autrice (Sar@). Non ne è tollerata né la riproduzione né la sottrazione parziale o totale.




    Posted on 27 Sep 2007 by Sar@

    The fourth avenue cafe [rewind?]

    Band: L'ArcenCiel [26 marzo 1997 (prima data di emissione) – 30 agosto 2006 (data della pubblicazione effettiva)]

    Componenti:

    • hydeVocal, Chorus
    • kenGuitar
    • tetsuBass, Chorus
    • sakuraDrums

    Genere: J-pop (tale era la collocazione di genere del gruppo)

    Label: Ki/oon Records (Sony)

    Supporto esterno:

    • 名古屋君義:Tromba (Tokyo Ska Paradise Orchestra)*
    • 北原雅彦:Trombone, Horn Arrangement (Tokyo Ska Paradise Orchestra)*
    • 冷牟田竜之:Sax Alto (Tokyo Ska Paradise Orchestra)*
    • GAMOSax Tenore (Tokyo Ska Paradise Orchestra)*
    • 谷中敦:Sax Baritono (Tokyo Ska Paradise Orchestra)*
    • TakeRound Around Tambourines
    • 秦野猛行:Altri strumenti
      *su
      concessione di Epic / Sony Records

    D'ArcenCiel

    • DARK TETSU: Vocal

    • HYDE DARK: Guitar

    • SuckD'arkla: Bass

    • Kën D'Ark: Drums

    Tracks:

    • the Fourth Avenue Cafe
      (作詞:hyde 作曲:ken 編曲:L'ArcenCiel & Takeyuki Hatano)
    • D'ArkenCiel
    • (1) DARK SONG (作詞・作曲:hyde 編曲:D'ArcenCiel)
    • (2) DARK DARK IN MY LIFE (作詞・作曲:hyde 編曲:D'ArcenCiel)
    • (3) ACCIDENT (作詞・作曲:hyde 編曲:D'ArcenCiel)
    • (4) INSANITY (作詞:hyde 作曲:tetsu 編曲:D'ArcenCiel)
    • (Bonus Track) FROM HELL

    Probabilmente quella di dedicare un intero articolo ad un singolo – meglio : alla storia di un singolo – di quella che pure è una band storica della musica giapponese suonerà maniacale – e non ho alcuna pretesa di sostenere il contrario. Tuttavia sono dell’idea che esistano specifiche tappe nel percorso di un gruppo che possono determinare una svolta o, semplicemente, scandire una cesura a tratti persino netta tra il prima ed il dopo.

    Sotto questo profilo, per chiunque conosca davvero la storia dei L’Arc~en~ciel, non esiste nulla che possa come The fourth avenue cafe vestire tal ruolo: fosse pure perché il famigerato (e mai tale aggettivo fu più opportuno) settimo singolo promesso per il 26 marzo 1997, non solo non vide mai la luce in tale data, ma rischiò d’essere per la band un Requiem di Salieri.

    The fourth avenue cafe nasce come traccia del primo album epocale dei Laruku (epocale nel senso che supera di gran lunga il milione di copie e resta, a mio avviso, a tutt’oggi il grande capolavoro di haido, almeno sotto il profilo testuale), quel True così incredibilmente allusivo e doloroso con cui si chiude la parabola di Sakura. Scelto, come era già accaduto con Blurry eyes e capiterà ancora, quale tema di un anime capolavoro, Rurouni Kenshin (sarà tuttavia sostituito, a seguito dello scandalo dato dall’arresto del batterista, dopo sei soli episodi, dal tema Heart of sword), viene pure selezionato come track principale di un nuovo singolo, annunciato da un’intensa attività promozionale del gruppo fin dal dicembre del 1996.

    Quale occasione giustifica il remixaggio del pezzo? Fondamentalmente la formazione scelta come esecutrice della traccia c/w: sfruttando una felice combinazione già sperimentata nel 1996, nei fatti, i Laruku si presentano come D’Arc~en~ciel e offrono quattro covers comunemente ricomprese entro la sigla unificante di DARK SONG.

    Un esperimento giocoso, nato da quel cameratismo estremamente spiccato della band delle origini, si traduce dunque in un vero e proprio progetto musicale, sostenuto con convinzione dagli stessi membri, divertiti dal gioco delle parti.

    Fin dalle interviste dell’epoca, tuttavia, è palese la crescente difficoltà con cui Yasunori Sakurazawa – ormai evidentemente tossicodipendente – gestisce la propria immagine pubblica, perdendo l’indiscutibile ruolo di mattatore che aveva diviso con Kitamura sino a quel momento. L’espressione sempre tesa di tetsu e l’aria malata e consumata di haido completano il quadro di un disastro annunciato: è spontaneo, nei fatti, interrogarsi come possa sfuggire al pubblico dell’epoca la crescente opacità del profilo dei quattro artisti.

    I Laruku sono nei fatti all’apice della loro popolarità quando esplode il disastroso scandalo che li travolge: il 24 febbraio del 1997, in circostanze non chiare - sembra nei fatti fosse presente lo stesso Takarai – Sakura viene arrestato per possesso di eroina. La severissima legislazione dei Paesi Asiatici (legislazione che trova le proprie origini nella guerra dell’oppio) non consente sconti né distinzioni di favore per chi si limita al consumo personale: Sakura, agli occhi della legge, è un criminale e deve pagare. Ma non paga – e carissimo – il solo Sakurazawa: gli effetti dell’evento si ripercuotono su di un gruppo che è ad un passo dallo scioglimento.

    Gli appuntamenti in radio che li vedevano protagonisti vengono cancellati, interdetta la trasmissione dei loro pezzi, sostituita, come già detto, persino la sigla di un anime che aveva quale unica colpa d’esser stata composta da un gruppo ora innominabile: i Laruku sono allo sbando. Persino True, testa di serie dell’Oricon per settimane, viene ritirato dagli scaffali.

    Sakura, in una lettera dolorosa ed ambigua – tanto i non detti si sommano alla disperazione evidente di una scelta obbligata – lascia la band, ma non può comunque deciderne del futuro: in preda ad un grave esaurimento nervoso, haido vuole abbandonare l’Iride.

    Questi dunque, sono i fatti, il cui sviluppo successivo è stato per altro abbondantemente descritto nella storia del gruppo.

    Perché dunque ripetere?

    Diciamo che credo come fare il punto non sia particolarmente pretestuoso in tale contesto, soprattutto ora che il singolo fantasma è stato pubblicato. Il 30 agosto 2006, cioè, presentato con un piglio che si potrebbe definire eufemisticamente ipocrita come il ‘ventinovesimo singolo’ della band, The fourth avenue cafe ha finalmente visto la luce.

    Come fan di lungo corso del gruppo – soprattutto come cultrice di True e di quel che rappresenta – ho accolto tale notizia con un misto di incredulità, soddisfazione e disgusto al contempo. Soprattutto questi due sentimenti si sono avvicendati, stimolando la composizione di un simile articolo.

    Benché nei fatti sia implicito morissi dal desiderio di ascoltare la c/w fantasma in una resa ufficiale, ancorché in quella, imperfetta, della cornice live (imperfetta per la qualità della registrazione dell’epoca, ovviamente), mi sono sinceramente chiesta se ci fosse davvero il bisogno od il diritto di pubblicare qualcosa che senz’altro è legato ai quindici anni di storia della band: ma come assenza.

    Provo a spiegarmi meglio: finché l’orgia di ripubblicazioni del quindicesimo anno si estende a riedizioni di singoli introvabili, o riproposizioni di cui può beneficiare soprattutto un pubblico che, come quello occidentale, ha ovviamente scoperto i Laruku molto dopo i conterranei, non ho davvero nulla da obiettare o di cui lamentarmi.

    Sono la prima a fruirne, a gioirne ed a caldeggiare simili iniziative.

    Ben diversa è la mia posizione, però, quando si mette mano alla storia. E pubblicare The fourth avenue cafe è esattamente una falsificazione storica, che cancella con un colpo di spugna la quota di sofferenza individuale di quattro ragazzi – non ragazzini, ma pur sempre meno che trentenni – scaraventati – e mi si perdoni la prosaicità – dalle stelle dell’Olimpo-Oricon ad uno degli squallidi cessi in cui probabilmente si bucava Sakurazawa. Perché questo, nei fatti, è quel che accadde allora: ed è una ferita che non si è mai sanata del tutto.

    Se si guarda ai Laruku dei primi quattro anni e li si paragona a quelli della parabola successiva, a tratti, si fatica a riconoscere la stessa band. Quando sento qualcuno parlare di un’identità stilistica del gruppo in quindici anni di musica (e glisso in merito a quel che penso di chi dice che Smile è un bell’album), mi domando davvero se la persona in questione usi le orecchie per ascoltare la musica o qualche altro orifizio. E non è solo la linea musicale a mutare profondamente – a mutare perché c’è Yukihiro, perché non è più solo haido a scrivere e perché cambia anche profondamente il tono di quel che si scrive -: ma è l’immagine degli artisti ad uscirne stravolta. Non si tratta tanto di fanservices o altre piacevolezze che ovviamente un gruppo arrivato si lascia alle spalle. Quello cui mi riferisco sono proprio i backstages indimenticabili dell’Heavenly era: gli stessi che tetsu e Sakura hanno per altro recentemente ricordato in un’intervista congiunta per R&R newsmaker (numero di ottobre), da sempre vetrina privilegiata dei Laruku. Il sentimento del gioco, di un’amicizia che sfiora la solidità di un vincolo familiare, la fiducia incondizionata in un futuro fatto solo di alti sempre più alti, nonché uno spirito vivo di totale concessione al pubblico, se non scompaiono del tutto, si stemperano tuttavia fino ad assumere toni incredibilmente blandi: è come se un bel gioco fatto soprattutto di luci si fosse improvvisamente rotto. Spento inesorabilmente.

    E’ vero che sono stati i fans – autori di migliaia di lettere accorate – a salvare la band dall’oblio, ma sono anche quegli stessi fans a portare cosplay sakuhai sotto un palco in cui c’è anche chi vuole dimenticare – questo, nei fatti, è quel che accade durante il Light my fire e che spingerà forse tetsu a scrivere qualcosa di feroce come Bravery, oltre alla spietata Perfect Blue -.

    E’ un sentimento all’improvviso contraddittorio quello che vincola gli artisti al palco: è quasi siano del tutto cresciuti e, spogliandosi delle illusioni dorate del passato, abbiano perso quella spontaneità che li contraddistingueva. Giocano meno: con il pubblico e tra loro.

    E’ un mutamento che si coglie soprattutto in haido: il ragazzino androgino che non si preoccupava delle troppe chiacchiere e viveva la propria amicizia, a tratti morbosa, con il batterista senza interrogarsi su apparenze e conseguenze, è meno scoperto. Se ancora nella prima metà del 1998 abbraccia tetsu e si fa abbracciare, con l’avvicinarsi della fine del millennio è sempre più concentrato su se stesso.

    Quando però si lascia attraversare da Roentgen e regala una parte delle emozioni metabolizzate in un lustro, quello che filtra è una palude di amarezza e liriche concepite esattamente attorno alla metà di un anno da dimenticare.

    Dove voglio arrivare?

    Per quanto non mi faccia piacere porre la questione in questi termini, ho da tempo l’impressione la parabola dei Laruku si sia esaurita. Abbia perso, cioè, molta di quell’energia, originalità ed inventiva che la caratterizzava. Nella storia della musica, a volte è un fenomeno fisiologico. A volte – e questo credo sia proprio il caso – il residuo di una vecchia infezione. Sotto questo profilo, perciò, pubblicare un singolo come The fourth avenue cafe vuol dire semplicemente cavalcare l’onda del fangirlismo e ridurre ad un prodotto commerciale come gli altri qualcosa che non lo è. Per ragioni umane, prima ancora che artistiche.

    Al contempo è anche il segno – positivo e come tale da accogliere – di una composizione già da tempo avviata delle relazioni a tratti tumultuose tra i tre membri della prima formazione major e l’ex-batterista. A leggere The fourth avenue cafe in quest’ottica, nei fatti, emerge forse una volontà di sottolineare la continuità oltre la cesura e chiudere i conti con il passato.

    E’ un’interpretazione che vale quanto la precedente e rientra nelle mere speculazioni di una fan – che dunque come tali vanno intese -, ma l’inevitabile constatazione gravitino sul gruppo interessi economici di ben altra cifra che non rivendicazioni di tipo sentimentale, mi basta a constatare sia proprio questo frettoloso e tattico colpo di spugna la più cupa dark song del singolo.

    Il contenuto di questo articolo è proprietà esclusiva dell'autrice (Sar@). Non ne è tollerata né la riproduzione né la sottrazione parziale o totale.




    Posted on 13 Nov 2006 by Sar@

    << Previous 1 2 3 Next >>

    Content Management Powered by CuteNews

    << go back

    Disclaimer

    Layout is © of sar@ for ~ emu ~ graphics & graficamente.
    All L'Arc~en~ciel related materials depicted on L'Arc~en~coeur belongs to their respective owners and creators. No copyright infringment is intended. They are used for educational, personal and non-profit purposes only.
    L'Arc~en~coeur (part of blurry eyes) is in no way associated with these parties.
    All original materials (content, design and coding) belongs to sar@, or otherwise stated. No parts of L'Arc~en~coeur may be reproduced in part or in whole without written permission.
    Il sito non osserva alcuna periodicità nel suo aggiornamento e, in quanto non qualificabile come prodotto editoriale, non è soggetto alla legge n. 62 del 7.03.2001.