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| Touch of dune "Touch of dune" rappresenta senz’altro una delle più valide testimonianze dell’estetica dei L’Arc~en~ciel prima della consacrazione major. A dispetto del primo video, limitato in termini di distribuzione ed amatoriale nella realizzazione – quel celebre L’Arc~en~ciel che costituisce oggi sogno di ogni collezionista del gruppo -, questa PV collection – perché di una raccolta dei primi tre video ufficiali dei Laruku si tratta – rappresenta senz’altro il notevole salto qualitativo che ci si aspetta dalla giovane indies, da qualche mese attiva nell’area del Kanto e scritturata dalla Danger Crue. "Touch of Dune" (in edizione VHS pubblicato il 21 ottobre 1993) è infatti, al pari dell’album cui strettamente si lega (il Dune del clamoroso esordio indies), licenziato dal label della Danger Crue Records, fucina dei più grandi talenti musicali degli anni Novanta. A dispetto del videotape d’esordio, in cui non solo figura la primissima formazione della band – quella, per intenderci, attiva tra l’inverno del 1991 e la prima estate del 1992 -, quanto soprattutto si registra la fortissima influenza musicale e scenica dei Dead End (dai costumi all’impostazione vocale di haido), questa PV collection mostra il progressivo distacco da una linea gotica e barocca, per affermare piuttosto quel registro di forte originalità compositiva che sarà da quel momento in poi crisma distintivo dei Laruku. Si tratta, ovviamente, di una band ai primi passi, in cui il codice visual è ancora molto accentuato ed il tema musicale presenta sonorità lente e cupe che non saranno mai del tutto abbandonate sin forse ad Heavenly (secondo album major). Si apre con Shutting from the sky, benché non in un’esecuzione completa: le immagini dei membri di quella che sarà nei successivi quattro anni la formazione ufficiale si succedono e si incastonano in un suggestivo anello (ch’è poi uno dei tanti monili di haido), mentre il logo Touch of Dune compare sullo schermo. Dune: nella semplicità della sua impostazione, è un video estremamente suggestivo ed interessante, poiché mostra il raggiungimento di quello specifico assetto stilistico che sarà poi caratteristico del gruppo per buona parte della sua prima stagione scenica (quasi sino all’Heavenly tour, addirittura, poiché reminescenze di siffatta impostazione si colgono ancora nei L’Arc~en~club del 1995). Da una porta apparentemente sospesa nel vuoto, gli artisti si annunciano l’uno dopo l’altro. In verità, come si allarga l’inquadratura, che offre con sapienti giochi di luce lo spaccato di un finto deserto su cui galleggia una mezzaluna, si tratta di una nuda scala di ferro, su cui si consuma parte della performance di haido. Il video è giocato sul contrasto di tre toni preminenti: il bianco (haido, che farà di questa tinta il suo tratto distintivo per tutta la stagione indies ed anche oltre), il nero (Ken e Sakura, mentre tetsu ha una mise in cui bianco e nero si miscelano) ed il giallo acceso del falso satellite. Sulle morbide onde della voce del prophet, che pare assecondare le anse e gli avvallamenti naturali della sabbia, si sviluppa una ripresa che alterna il piano del recitato – la scala, il finto deserto – a quello della semplice esecuzione, quando la regia passa a riprendere i quattro artisti all’interno di uno studio completamente bianco (scelta che caratterizza altri video del gruppo, tra cui il celebre Blurry Eyes). Un momento particolarmente suggestivo, sottolineato dall’indugiare della macchina da presa, è quello in cui haido, abbandonato e disteso sulla sabbia, bacia e lecca il finto deserto. Anche questa scelta allusiva ed erotica di un connubio tra la voce e la terra non resterà unica nella videografia dei Laruku, visto che sarà ripresa nei colori violenti ed accesi del deserto marocchino di Kaze no Yukue (in Siesta), o, sebbene con altre metafore, in Honey. Ushinawareta nagame (piano intro only): intermezzo musicale che prepara la sessione dei video successivi. I fotogrammi dei singoli membri sfilano in rapida successione sulle note della nuda esecuzione strumentale. Flood of tears: uno dei video più suggestivi dell’intera produzione dei Laruku, per l’intenso effetto drammatico introdotto dalla recitazione. Una struttura circolare, che lega le sezioni dei singoli membri, pur consentendo in capo a ciascuno la costruzione di un autonomo filmato, prepara gli sperimentalismi di Siesta: e con Siesta tal video condivide senz’altro la cripticità dello storyboard e la natura ellittica delle citazioni. haido, nella sua stagione più conturbante ed androgina (i capelli hanno già ricevuto la prima permanente, ma possiedono ancora il loro colore naturale), si annuncia come un mendicante sulle soglie di una chiesa, avvolto in larghe vesti di colore violetto ed ocra. Intenso ed espressivo, ripiegato su se stesso, sembra cantare la solitudine ed il tormento degli altri personaggi. tetsu, malgrado gli abiti femminili, anticipa in questo filmato l’acconciatura che lo accompagnerà nella prima stagione major del gruppo, e si muove entro i margini desolati di una città all’apparenza deserta, in un clima di mortale solitudine. Ken, austero in una tenuta che ricorda quella di un sacerdote cattolico, è associato ad una simbologia cristiana e decadente, mentre Sakura, come nel già citato Siesta, sembra interpretare la vittima di una possessione demoniaca. In una stanza desolata e cupa, nei fatti, si contorce e stravolge i propri lineamenti come in preda ad atroci dolori, dibattendosi per trovare l’uscita. Intermezzo ideale di questa serie di sequenze sempre più cupe è l’angelico profilo di haido, ora interamente vestito di bianco e sospeso sulle acque. Lo scenario muta quindi repentinamente: ora tetsu è avvolto dalla folla, ma non ne viene sfiorato e sembra stringere tra le dita il vessillo del proprio isolamento, Ken – nell’atto simbolico di sfilarsi il crocefisso dal collo – rinuncia alla fede, mentre Sakura, dopo essersi accanito contro le inferriate della sua metaforica prigione, ritrova la propria libertà. Infine tutti e quattro si ritrovano insieme su quello che pare il sagrato di una chiesa. Poi – ed è haido vestito di bianco a fungere da richiamo – all’interno di un bosco tenebroso. Note curiose legate a questa clip sono date dal fatto sia l’unica, credo, in cui Yasunori Sakurazawa appare con un accenno di barba e baffi, e da un aneddoto che haido racconta in Is. Malgrado nei fatti appaia etereo e naturale nella sua performance acquatica, sembra il luogo fosse infestato da insetti ed il cantante ne sia stato letteralmente divorato durante le riprese. L’abito bianco che indossa, inoltre, mi pare sia lo stesso con cui sale sul palco durante il Feel of Dune. As if in a dream: dei video più risalenti dei Laruku, senz’altro anche uno dei più famosi, per ragioni di tipo estetico, ma anche storico. E’ infatti As if in a dream la canzone che il vocalist degli esordi dice di preferire tra tutte: trattandosi di una traccia molto alta in alcuni tratti e che richiede dei passaggi vocali non proprio facilissimi può essere utile per farsi un'idea del suo talento. Soprattutto, però, tal video mostra un tema che è latente nei Laruku almeno sino agli Heavenly: la presentazione di haido come un'evocazione onirica, legata ad uno stato di veglia solo apparente. Le suggestioni del sonno sono un motivo ricorrente, mentre l'immagine del vocalist si raffina e si fonde sempre più al bianco assoluto dei suoi vestiti. Estremamente femmineo in tali riprese, il cantante depura all’estremo la propria immagine, liberandola del tutto dalle suggestioni gotiche ancora presenti nel video pregresso. E’ una clip, questa, che segna per altro alcune scelte di stile riprese più volte: come già accennato, nei fatti, il tema del sonno compare anche in Nemuri ni yosete, mentre la scelta del luogo aperto, sabbioso e vulcanico, mostra singolari analogie con la struttura compositiva di Finale e, più recentemente ancora, di Kaze no tou dei Creature Creature (progetto in cui è coinvolto tetsu). Come valutare tale raccolta? Senz’altro chi ha conosciuto il gruppo attraverso la produzione recente, non solo in termini di musica quanto anche di immagine, potrebbe rimanere perplesso da uno stile che, come accennato, è in più tratti mutuato dalla tradizione rock coeva agli esordi dei Laruku. Poiché tuttavia è in tale fase che la band comincia a costruirsi secondo un’immagine propria ed originale, l’interesse documentario travalica di gran lunga qualunque perplessità in ordine ai contenuti (legati in ogni caso ad un codice espressivo saldamente radicato nella cultura di riferimento). Il contenuto di questo articolo è proprietà esclusiva dell'autrice (Sar@). Non ne è tollerata né la riproduzione né la sottrazione parziale o totale. Posted on 27 Sep 2006 by Sar@ A PIECE OF REINCARNATION A piece of Reincarnation rappresenta l’ideale primo capitolo della videografia dei nuovi L'Arc~en~Ciel e, proprio per tale accezione, deve essere inteso come qualcosa di ben diverso da una semplice raccolta degli ultimi PV del gruppo. Nella stessa scelta del footage – non solo promotional video, ma anche due inserti dal Reincarnation Tour del 23 dicembre 1997 – emerge chiaramente la volontà di introdurre un nuovo capitolo musicale senza fratture nette con il passato, recuperato proprio in virtù dell’emozionante parentesi del Tokyo Dome - delle cui suggestioni già molto si è detto. Si tratta al contempo di una raccolta riassuntiva e celebrativa, in cui la linea musicale appena inaugurata viene interpretata in clips molto care alla memoria dei fans più risalenti del gruppo. Pur trattandosi di un video piuttosto breve – meno di mezz’ora – e relativamente parco in ordine ai contributi offerti, A piece of Reincarnation offre non pochi spunti interessanti all’appassionato che voglia misurarsi con l’universo musicale e concettuale dei L'Arc~en~Ciel. Prima di entrare nel merito specifico delle singole sezioni non è dunque pretestuoso inserire alcune note tecniche e di sommario, utili altresì a chi, pur avendone visti estratti, non conosce in modo perspicuo la struttura di un video destinato ad informare su di sé le successive raccolte di PV (soprattutto per quel che riguarda il ricorso all’escamotage delle clips pubblicitarie). A PIECE OF REINCARNATION (i dati si riferiscono alla versione ordinaria e non alla special press di soli mille esemplari) Menu: ~Introduzione~ Introduzione Come accennato fin dall’apertura, A piece of Reincarnation rende senz’altro ragione del proprio titolo, proponendosi come lettura artistica ed approfondimento dell’omonimo concerto. Non a caso l’intro del video e quello di quest’ultimo coincidono del tutto: ancora una carrozza dall’aspetto vetusto, che reca incisa nella sua parte posteriore una ben nota sigla. La rigogliosa foresta, tanto fitta da parer quasi nera, in cui il veicolo si muove, introduce presumibilmente alla stessa cornice scenica (la Germania) che ospita il PV di apertura della raccolta, nonché probabilmente uno dei più famosi del gruppo: Niji. Niji
~CM~L'Arc~gucchi parte prima~ Versione più estesa della CM proiettata durante il Reincarnation Tour. Torna la bella (ed apparentemente innocua) bambina francese all’indomani della Vigilia di Natale, pronta a gioire di un piccolo quanto tenerissimo regalo. winter fall Come è stato recentemente ricordato in una delle clips dell’Asian Live DVD, winter fall è uno dei PV (da questo momento in poi sempre più numerosi) girati oltre i confini del Giappone. La Death Valley, con le sue solitudini infinite ed il suo sconfinato orizzonte, è infatti lo scenario di una ripresa molto diversa dalla precedente come atmosfera e suggestioni. Dal tripudio di colori che accompagna un disinvolto tetsu alla guida della classica convertibile lungo le piste del deserto, circondato dagli altri membri del gruppo, si passa al monocromo bianco che ha per protagonista haido, ripreso mentre si muove fluido in un paesaggio dal candore accecante. Il ritmo quasi pop che accompagna il filmato e l’ampio respiro di una scenografia che ricorda a tratti As if in a dream (proprio per la scelta di uno scenario aperto) infondono un senso di equilibrio e di pace, che contrasta fortemente con gli accenti cupi di Niji. Nota curiosa è il fatto la trasmissione televisiva del PV sia stata in parte censurata, poiché gli abiti indossati da haido sono talmente impalpabili e trasparenti da lasciar intravedere la biancheria intima. ~CM~L'Arc~gucchi parte seconda~ Come nel Reincarnation Tour, fine ingloriosa di un accessorio kawaii. DIVE TO BLUE Video particolarissimo, che accompagna uno dei singoli più celebri del gruppo. Nata da una serie di intuizioni di tetsu, per altro compositore principale del singolo, ch’era rimasto colpito dai grattacieli di Hong Kong, la clip fonde ad un drammatico background (un suicidio), un’interpretazione incredibilmente farsesca dei quattro membri del gruppo. Da Ken che suona scatenato in un festino di Drag Queen, a tetsu che impersona se stesso e la propria donna, per approdare ad haido, che si lava i denti ed annaffia una piantina con pigra indolenza, tutti e quattro i musicisti si mostrano in una veste informale e giullaresca. Mentre le note accompagnano la caduta, un piano dopo l’altro (28, 17, 12…), il piano drammatico e quello ironico si avvicinano, sino a fondersi nel tutto in una chiusa che vede concettualmente haido tendere le braccia al suicida, salvo scoprirlo poi nella scena conclusiva stringere un grosso gatto, mentre ovunque suonano le sirene dei soccorsi. Shout at the Devil & NIJI (TOKYO DOME LIVE) Per i contenuti si rimanda al Reincarnation Tour, da cui le riprese sono tratte. ~Credits~ A dispetto di quel che si potrebbe credere, non si tratta di semplici titoli di coda, ma di una serie di off-stage clips davvero graziose. Molte sono riprese curate dallo stesso tetsu, improvvisatosi cameraman. Per lo più si tratta di filmati relativi al backstage dei singoli video (in tale occasione è possibile ammirare anche il residence in cui i quattro vivevano ai tempi delle riprese americane e nella cui cucina haido si aggira in pigiama), tiri mancini giocati al cameraman (tetsu è un vero artista) e riprese dal "The Nightmare before Christmas - The Zombies Live". Cosa aggiungere in conclusione? Come spero si evinca dal piccolo reportage, è un video destinato non solo ai collezionisti dei PV dei Laruku. Proprio la qualità delle riprese interessate ed il particolare momento in cui esse sono inserite rende ragione di un valore documentario che va ben oltre la destinazione originale. E’ una raccolta interessante, emozionante, che trova forse l’unico limite nell’eccessiva esosità del prezzo di commercio, anche in rapporto alla relativa brevità della pellicola. Il contenuto di questo articolo è proprietà esclusiva dell'autrice (Sar@). Non ne è tollerata né la riproduzione né la sottrazione parziale o totale. Posted on 27 Feb 2006 by Sar@ 1991-2006 15th L'Anni~ver~sary Non sono molti i gruppi che possono vantare una longevità quale quella di cui hanno dato prova i L'arc~en~ciel, segnando senz'altro una pagina indimenticabile della musica giapponese e, vista la crescente notorietà estera, alimentata da una maggiore sensibilità del mondo occidentale verso la produzione del Sol Levante, forse pure internazionale. Una longevità che ha conosciuto senz'altro già una tappa molto significativa nel 2001, quando venne celebrato il primo decennio del gruppo, ma che acquista un valore ancor maggiore oggi, considerando si parli di ben quindici anni di attività. Dall'ormai lontano inverno del 1991 - seguito al clamoroso autunno del 1990, in cui esplode una piccola androgina stella dal nome fin troppo comune - alle soglie del 2007, molta strada è stata fatta: senz'altro in termini di successo e vendite, ma non meno significativamente sul fronte della linea musicale. Se i L'arc~en~ciel di tetsu, hyde, Pero ed Hiro sono sostanzialmente un gruppo visual, dalla linea gothic glam, l'Iride di Ogawa, Takarai, Kitamura ed Awaji è decisamente un gruppo rock, ben lontano persino da quelle linee - indiscutibilmente fedeli all'attuale target, ma decisamente più morbide - della prima formazione major. E' questo dunque un anniversario che si afferma all'insegna di un battage pubblicitario senza precedenti, se lo si paragona a quello pur celebre del 2001 - in parte forse eclissato nella memoria dei fans dalle nozze di hyde e dal successivo, clamoroso hiatus -, del quale era pur stata testimonianza il Clicked singles best 13, che raccoglieva i singoli più votati dai fans (singoli, per altro, appartenenti in buona parte alla prima stagione major del gruppo). Erano fans, tuttavia, che appartenevano per lo più all'area asiatica, poiché il mondo occidentale sembrava ancora vittima di una percezione molto autarchica della musica. Cinque anni più tardi, i Laruku godono dei benefici della globalizzazione e vedono partecipare al quindicennale giovani e giovanissimi che ne hanno conosciuta la stagione più recente e che dunque anelano ad attingere a quelle radici sconosciute. In tale ottica, a mio avviso - sempre a non volerla svilire entro un'operazione puramente commerciale -, può essere inquadrata la grande macchina pubblicitaria che si è strutturata attorno all'evento, mentre i singoli membri, per proprio conto, scelgono, ancora una volta, carriere soliste. La gestione del quindicennale si è svolta entro tre profili essenziali: merchandising, eventi pubblici, eventi televisivi. Questa pagina si propone dunque di analizzare ciascun profilo in modo perspicuo. Merchandising
Con tale accezione intendo far riferimento ai prodotti posti in commercio in concomitanza dell’evento, volti a testimoniare il percorso musicale del gruppo, la sua storia più o meno recente, come a rinnovare la memoria della stagione più risalente e fertile dell’Iride. L'arc~en~ciel box: L'arc~en~ciel box è di un prodotto davvero speciale, destinato ai membri di LE-CIEL (fanclub ufficiale del gruppo), ed ordinabile per posta, con un termine di richiesta compreso tra il 15 aprile 2006 ed il 15 maggio 2006. Il prezzo, tutt'altro che irrisorio, è di 14.800 yen (500 yen corrispondono però alle spese di spedizione). Tale BOX è sostanzialmente una raccolta di riviste della Sony ( "WHAT's IN?", "PATi-PATi", "Gb" y "uv" ) pubblicate tra il 1996 ed il 2004, contenenti servizi e foto dedicati al gruppo, unitamente ad una collezione di posters del materiale pubblicato ufficialmente dalla casa di produzione (locandine di album, DVD, VHS, concerti del gruppo). I servizi sopra indicati sono stati rieditati in ordine al contenuto in singoli fascicoli (i cui colori compongono poi l'effetto di un arcobaleno) secondo siffatta classificazione:
Testo (interviste): CHRONICLE OF A TEXT 01 (color arancio) Immagini (fotografie): CHRONICLE of PHOTOGRAPH 04 (color azzurro) Materiale ufficiale: CHRONICLE of ART WORK (color nero)
Più specificamente, i fascicoli contenenti le immagini e le interviste sono inseriti all'interno di una scatola rossa, cui si aggiunge quella più sottile del materiale ufficiale. Asialive 2005 [DVD]: Perché inserire un DVD tra i prodotti legati alle celebrazioni del quindicennale, soprattutto se apparentemente non si dà un simile legame? La spiegazione è piuttosto elementare e si lega strettamente a quelli che sono i contenuti di questo doppio disco. Non soltanto, nei fatti, vengono riproposti i momenti migliori di un tour che tocca le principali piazze asiatiche del mercato dei Laruku (oltre al Giappone, Shangai e Korea), ma tanto nel primo, quanto soprattutto nel secondo disco, sono inseriti contenuti speciali che hanno una diretta inferenza al tema dell’anniversario. Mi riferisco in particolar modo alle interviste dei membri nello speciale di TV Asashi parzialmente riproposto all’interno del DVD. Tale DVD (Codice: KSBL-5830~5831), in commercio dal 21 giugno 2006, per la cifra di 6.090 yen, si articola dunque secondo siffatta struttura: Disc1/TOKYO DOME E’altresì presente una clip segreta, selezionabile dal menu cliccando sul logo dei dragoni simbolo del tour: si tratta di L'Arc~en~Ciel History Around the World, backstages delle riprese di numerosi PV o delle trasferte all’estero del gruppo in località come l’Europa, la Tailandia, la Cina, le Hawaii e gli Stati Uniti. Disc2/Miscellanea ASIALIVE 2005 Come già accennato, è altresì presente un lungo estratto della trasmissione di TV Asashi, anche se ridotto nella durata rispetto alla versione originalmente trasmessa. Assume nondimeno più rilievo il profilo dell’intervista, il che accresce senz’altro il profilo documentario di quanto offerto. Ripubblicazione singoli: In data 30 agosto 2006, sono stati ripubblicati i primi quindici singoli del gruppo, in una versione da 12 cm, contro l’originale versione da 8 cm. Nota di colore è che se giustapposti l’uno all’altro formano il logo dell’anniversario. In termini di pubblicazione, per la verità, l’unica novità è stata senz’altro dalla presenza di The Fourth Avenue Cafe. Poiché tuttavia della controversa storia del singolo si è già detto nel dettaglio, si rimanda a siffatta trattazione. Ripubblicazione album:
Originariamente prevista per l'autunno, stando a quanto indicato nello stesso sito ufficiale, la pubblicazione di ark e ray nell'Expanded Edition è ora prevista per il 13 dicembre 2006. Menu ray 15th Anniversary Expanded Edition Menu ark 15th Anniversary Expanded Edition Senz'altro molto interessanti per chi conosce il giapponese e dunque può beneficiare della cronaca dello staff, i due DVD non si segnalano per l'eccessiva originalità dei contenuti, visto che - come nel caso di ark - ripropongono materiale già in parte inserito nel making of di Chronicle. Nuovo e piacevole, per contro, il backstage del Grand Cross Tour. Calendario 2007: Anche il consueto appuntamento con il calendario annuale partecipa del quindicennale, offrendo una carrellata di immagini legate ai diversi anni di attività del gruppo. Per un totale di ben 15 pagine (Top page, 12 pagine di calendario e posters, tutti contenenti immagini risalenti della band), al prezzo non proprio irrisorio di 3700 yen (formato B2), il calendario sarà in distribuzione a partire dal 28 dicembre 2006. DVD [ CHRONICLE 0 -ZERO- ] 1994-1996 VIDEO CLIPS: In vendita per il giorno di San Valentino (2007.02.14,
mercoledì) al prezzo di 3.465 yen, è una raccolta dei PV più risalenti
del gruppo. Raccoglie infatti clips comprese tra il 1994 ed il 1996, con l'unica
esclusione di 風の行方 (kaze no yukue), del resto
considerato chiusa simbolica di Siesta. 01.
眠りによせて (nemuri ni yosete) Avendone già fruito, sebbene non nella versione unitaria, posso anticipare si tratti senz'altro di un volume interessante, poiché documenta in modo davvero perspicuo quelli che sono stati i mutamenti di immagine del gruppo, in concomitanza con la nuova linea musicale (basti pensare al divario esistente tra Nemuri ni yosete e flower, ad esempio). Altra nota di rilievo è si tratti della prima raccolta monografica che vede alla batteria come unico protagonista Yasunori Sakurazawa. LIVE DVD BOX [ Five Live Archives] 5 Concerti completi dal 1998 al 2005: In vendita dal 14 marzo 2007 (per il white day, a ben vedere!), al prezzo tutt'altro che economico di 29.400 yen, è un cofanetto che, nei fatti, non può che solleticare il desiderio di un qualunque fan. Raccoglie infatti ben cinque concerti degli anni che vanno dal 1998 al 2005 mai pubblicati in precedenza (si tratta di lives, come la chiusa del Real tour 2000, trasmessi via broadcast o, come nel caso delle date proposte per il Light my Fire ed il Grand Cross, non racchiusi nella videografia ufficiale in precedenza), sebbene, con la sola esclusione della data proposta per il 1998, trasmessi all'interno dell'Arccafe Tale box sarà venduto in edizione limitata e sarà esclusa del resto la vendita separata dei singoli DVD. Track-list:
LIVE DVD BOX [Five Live Archives] Tracks di ogni DVD:
Eventi pubblici
L’Arcafe: Evento organizzato in consorzio con J-POP CAFE, si presenta come un locale tematico, in cui alla consumazione dei piatti ispirati ai 4 membri del gruppo si lega la proiezione di video dei concerti dei L'Arc~en~Ciel non tradotti in pubblicazioni commerciali. J-POP CAFE rappresenta un centro eventi di estremo rilievo culturale. Sito in Tokyo Shibuya, ospita non solo kermesse musicali, ma anche mostre e prime di film internazionali. Limited OPEN : 2006.07.15 ~ 2006.08.31 In questa stessa sede, il 23 ed il 27 agosto 2006, Ken ha presentato Speed, il suo primo singolo solista. TOUR 2007 Giugno ~ Luglio ~ Agosto: Tour nazionale (30 concerti in 30
città: è un dettaglio che sorprende, perché era dal 1998 che i Laruku non si
concedevano più in Giappone in un tal numero di località)
Eventi televisivi
Music Station [speciale del ventennale] del 13 ottobre 2006: In occasione del ventennale di una delle più importanti vetrine musicali della televisione giapponese, i L'Arc~en~Ciel sono apparsi di nuovo insieme come celebrità sovente ospiti del programma. In tale occasione hanno eseguito un famosissimo successo del passato, Caress of Venus, pienamente coerente con il recupero della primissima produzione che è l'affermato leit motiv del quindicennale. Si è trattato di un'esecuzione particolarmente riuscita, che ha mostrato senz'altro un pieno recupero vocale di haido e non ha fatto risentire dell'arrangiamento più rock di Awaji. Non particolarmente brillante, per contro, la partecipazione in studio, che solo Ken si è sforzato di rendere più animata. 15th L'Anni~ver~sary LIVE: Con tale denominazione si fa riferimento a quello che può considerarsi a buon diritto l'evento live e mediatico di chiusura del 2006. I L'Arc~en~Ciel festeggiano infatti il loro quindicesimo anno con due concerti, il 25 ed il 26 novembre, nella cornice di quel Tokyo Dome tanto importante per la loro storia. La scaletta, come già indicato nella sezione dedicata alla storia del gruppo, è stata decisa dagli stessi fans, che dal settembre 2006 sono stati chiamati a votare le tracce. I diritti dell'evento sono stati già venduti al canale digitale WOWOW, che ne ha annunciata la trasmissione alle 17.00 (ora giapponese) del 23 dicembre 2006. La novità è la disponibilità del segnale digitale in altri 25 Paesi del mondo, tra cui il nostro, per un ascolto totale previsto intorno ai due miliardi e settecentomila spettatori. Liberalizzazione del segnale, però, non vuol dire che in Italia sarà automaticamente possibile vederlo: è necessario, nei fatti, che una rete lo trasmetta. In alcun caso sarà comunque possibile fruirne in chiaro. Le piazze di trasmissione sono state nei fatti probabilmente scelte in ragione della disponibilità di un canale digitale. Più nel dettaglio, la distribuzione sarà la seguente: America del Nord: Stati Uniti e Canada Reso noto l'esito della votazione dei fans, pare la set list dei concerti sia la seguente: the Fourth Avenue Cafe A concerto avvenuto è possibile indicare tanto la scaletta ufficiale dei due giorni di concerto (quella che trovate di seguito, per intenderci), tanto alcune note di rilievo. In primo luogo il nuovo record segnato dai Laruku, che hanno realizzato il sold out al Dome in soli due minuti (dimezzando dunque il già celebre traguardo del 23 dicembre 1997). In secondo luogo (ma evidentemente al primo posto per un qualunque fan), la nuova traccia del gruppo, presentata proprio in tale cornice. Dall'ascolto che mi ha concesso una registrazione amatoriale, mi vien da dire sia una ballata ritmicamente vicina alla linea di Lost heaven. Ma ci sono chiari segnali di una ripresa dell'attività di gruppo, sicché non resta che aspettare quella che si spera sia un'uscita già primaverile. Un'analisi sommaria delle tracce, tenendo altresì presente la cronologia del gruppo, lascia intendere una volontà di contemperamento tra vecchio e nuovo: soprattutto un perfetto e sintomatico bilanciamento dei ruoli avuti da Sakura e Yukihiro, presenti in eguale misura nella definizione ritmica dei pezzi prescelti. Soprattutto è una scaletta che descrive molto bene la longevità di un gruppo che ha saputo raccogliere fans di almeno due generazioni (il che si riflette negli esiti finali di una votazione in cui è stato persino recuperato Yokan, sarebbe a dire la quintessenza della risalenza sonora).
Il contenuto di questo articolo è proprietà esclusiva dell'autrice (Sar@). Non ne è tollerata né la riproduzione né la sottrazione parziale o totale. La maggior parte delle immagini proposte, salvo dove diversamente indicato nei credits, è stata scansionata da matsu-chan. Posted on 27 Sep 2006 by Sar@ L'Anniversary Nell'immaginario dei fans di un gruppo ormai decisamente longevo, qual è l'Iride per antonomasia del Giappone, le date del 25 e 26 novembre 2006 sono senz'altro destinate a restare il simbolo di un'immortalità annunciata già geneticamente dalla determinazione del bassista, leader e fondatore, Tetsuya Ogawa. E' infatti con questa attesissima due giorni di concerto che i L’Arc~ en~ Ciel hanno festeggiato il loro terzo lustro di attività. Com'era facilmente prevedibile, malgrado l'entusiasmo procurato dalla notizia dell'ampia diffusione del segnale digitale, la trasmissione del canale WOWOW ha trovato una più larga diffusione via torrent che non via satellite, il che ha solo parzialmente ritardato la fruibilità da parte degli appassionati. Nel mio caso, francamente, l'evento in sé non è stato un male, perché la dilazione temporale mi ha permesso di preparami adeguatamente sulle previews del cartaceo e di reperire con discreta facilità le translations che avrebbero reso la visione più consapevole. Il minimo, francamente, che dovrebbe curarsi di fare un fan leggermente meno isterico di chi guarda la musica prima ancora di ascoltarla. Quel che rende tale concerto interessante e meritevole d'essere fruito - malgrado una serie di limiti che provvederò poi ad enucleare - è senz'altro il ritorno di hyde ad una qualità e persistenza canora degna della sua fama: qualità - e sono sempre parole del vocalist - recuperata solo a seguito di vere e proprie sessioni di riscaldamento, nonché al ritorno del monitoraggio auricolare della propria voce - abbandonato dopo il Grand Cross -. La ragione, pura e semplice, è data dal fatto sia inorridito per primo nell'ascoltarsi durante il montaggio del Faith DVD. A definire sinteticamente quello che può considerarsi l'evento musicale e mediatico dell'anno - oltre 100000 biglietti, esauriti in un sold-out di soli due minuti, buono a surclassare ogni record pregresso -, si potrebbe senz'altro dire che è un bel concerto, ma non è particolarmente emozionante (non, ad esempio, se lo si confronta con il Reincarnation, ch'è il suo referente ideale e diretto). Egualmente, però, se non ne spiego le ragioni, trasformo una verità potenzialmente oggettiva in una calunnia. In primo luogo credo sia giusto indicare i punti di forza delle due sessioni del Dome: una scenografia assolutamente azzeccata (il merito qui va ad hyde, il cui gusto estetico si fa sentire, ma senza i terribili eccessi pseudobarocchi che hanno trasformato il Faith Tour in un circo del cattivo gusto), cronologicamente evocativa - dai cubi di Smile alle gargolle di Real e - per quanto ignori se sia un caso o una scelta voluta - ci sono persino le colonne classiche che incorniciavano la celebre chiusa del tour Sense of time del 1994 -, distribuita nello spazio in modo da concentrare l'attenzione sugli artisti - anche in virtù di un palco-piattaforma circolare, aperto verso il pubblico con un sistema di penisole -, ed uno straordinario lavoro di regia nella ripresa (lavoro che si coglie nelle proiezioni dei megaschermi per tutta la prima parte). A ciò va aggiunta, come già accennato, la splendida forma di hyde, che, a mio avviso, regala in tale occasione la sua più bella esecuzione di 叙情詩 (jojoushi), lirica tutt'altro che facile. Non da meno tetsu - veramente BRAVO, sorprende con assoli ed improvvisazioni di basso di cui personalmente sentivo la mancanza - e Ken, che si conferma come mattatore del palco. Ho delle riserve su Yukihiro, per contro, ma ne parlerò più diffusamente in seguito. Note dolenti? Anche a glissare sui grossolani errori filologici (delle liriche inserite nel blocco 1994 non ce n'è UNA appartenga davvero a quell'anno, tanto per dire), a mio avviso il taglio televisivo è stato aberrante. O meglio: ha seguito una logica che io, come fan di lungo corso (entro infatti nel mio decimo anno), non ho capito. O meglio: temo di averla compresa e non ho apprezzato. Per spiegare meglio, mi permetto una leggerissima digressione: prima dell'evento mediatico, a partire da settembre, i fans di tutto il mondo hanno avuto la possibilità di decidere la scaletta del concerto, richiedendo una canzone - appartenente ad un qualunque periodo della storia del gruppo - che avrebbero desiderato ascoltare di nuovo. Come ho infatti indicato nel mio shrine monografico, il Carnival of True (1996) rappresenta la vera linea spartiacque nell'estetica della band, relegando nella soffitta delle idee le liriche del periodo indie (se poi parliamo di Shutting from the sky, nell'originale Claustrophobia è del 1991). Per i vecchi fans, dunque, tale concerto era soprattutto l'occasione per ascoltare dopo dieci anni canzoni amatissime, ma evidentemente superate (per quanto io creda che Dune sia un album ancora ascoltabilissimo ed assai meno datato di un lavoretto ruffiano e facile facile come Smile). La scaletta risultante dalla votazione è stata la seguente:
Quella della trasmissione televisiva, per contro, questa: The Fourth Avenue Cafè Del periodo indie, per farla breve, si è salvata solo White Feathers, visto che è stata la sola WOWOW abbia dato la possibilità di ascoltare - benché con un arrangiamento che non mi è piaciuto e che il confronto con l'originale - nel Close by Dune o del Feel of Dune, ad esempio - non salva affatto. Mancano buona parte delle tracce del 1995-1996 (tra l'altro trovo discutibile aprire un blocco intitolato 1994 con il Fourth, sia perché quel singolo maledetto ha una storia a sé, sia perché doveva uscire nel marzo 1997. Sarebbe a dire alla fine della prima parabola major del gruppo. Parlare di 1994 implica piuttosto chiamare in conto 眠りによせて [nemuri ni yosete] o 風の行方 [kaze no yukue], se uno vuole essere puntiglioso e evitare la solita Blurry eyes. I blocchi ed il contenuto, in ogni caso, sono stati definiti da haido, sicché il mio parere lascia il tempo che trova. Il vocalist potrebbe aver inteso il 1994 semplicemente come un'indicazione di massima, più che storica) e letteralmente scompaiono le liriche del 1992-1993. Alcune, poi, come All Dead, legate ad una specifica richiesta dei membri del gruppo (è Ken, nei fatti, che l'ha voluta). Il mio personalissimo parere - rafforzato dal fatto sia scomparsa dalla trasmissione Voice, su cui haido ha pianto (e ci sono dei bellissimi photoshoot a riguardo), e che è stata la prima canzone composta da ken per il vocalist, in tandem con tetsu - è che si sia privilegiato un taglio commerciale e ruffiano, che sorridesse a quelli che sono oggi i supporters del gruppo: o fangirls malate di haidomania (e dunque pronte a digerire di tutto), o adolescenti che niente sanno - e neppure sembrano intenzionati a sapere - delle origini della band. Ne è risultata una scaletta generale prima (ed una trasmissione finale poi) che non ha nulla di eccezionalmente diverso da quello, per dire, che si è visto nell'Awake, medley compreso. Sotto questo profilo, perciò, emozione poca, perché poco si è tenuto fede a quello che doveva essere l'intento originario. A mio avviso, nei fatti, sacrificare liriche come Dune o Voice a canzoncine come Link e Ready Steady Go (credo una delle parabole inventive più basse del gruppo) è stato perdere una grande occasione. Ma, ripeto, la mia è una valutazione da fan di vecchio corso, probabilmente nostalgica. Passando allo specifico del concerto, sempre su felice intuizione di haido, effetti speciali ed una sapiente regia hanno trasformato il Dome in una macchina del tempo, in cui gli artisti si sono annunciati mostrando anche mimeticamente il desiderio di rivivere le diverse stagioni del gruppo. Sulle scelte di guardaroba si sono pronunciati sia haido sia Ken, forse i più disposti a stare al gioco. L'unica concessione di tetsu è stata l'innominabile acconciatura che sfoggiava ai tempi di Blurry eyes e di cui, francamente, credo nessuno sentisse la nostalgia (soprattutto chi lo predilige nella sua ultima veste più glam e manageriale), mentre Yukihiro si è limitato ad un boa di struzzo che pochi credo abbiano colto (ed anche sotto tal profilo non credo sia stata una perdita). L'avvio è stato a mio avviso un po' più fiacco di come l'avevo immaginato. O meglio: molto brillanti Ken e tetsu - come del resto in tutto il concerto -, fin troppo concentrato sulla prestazione vocale haido, il cui stile da palco, per altro, negli anni ha conosciuto un'evoluzione lontanissima dal mio gusto. Quel che rendeva Takarai un vero mattatore era nei fatti la sua ambiguità innocentemente perversa e sempre molto ammiccante, gradatamente perduta, ma mai completamente sbiadita, sino al 1999. Dal 2000 in poi lo troviamo molto più provocante e provocatore, ma anche distaccato rispetto al fronte del palco e spesso gratuitamente volgare. Il che mi piace poco. Soprattutto perché non rende merito al suo accattivante io da dietro le quinte (lo stesso per cui il vol.2 del Faith Tour vale da solo la spesa). L'esecuzione delle prime due tracce è acusticamente perfetta e molto gradevole, se non per un vezzo stilistico dell'ultimo hyde - un vezzo che trovo francamente insopportabile, in quanto del tutto improprio e dissonante rispetto all'estetica del gruppo -: mi riferisco agli urletti rauchi con cui interrompe di quando in quando la traccia. Considerando sia il Fourth sia Caress of Venus siano liriche incredibilmente acustiche, mi domando perché spezzare l'armonia con un espediente prettamente grunge, come se stesse facendo una cover dei Nirvana. Vivid colors, a mio avviso, è paradossalmente opaca, né mi è piaciuta l'esecuzione di Yukihiro, che, a dirla tutta, mi è parso in difficoltà con tutte le tracce del periodo-Sakura. Provo a spiegarmi meglio. Nella prima stagione, i Laruku sono senz'altro pop, più che rock: l'amalgama strumentale, che pure vede la batteria vestire un gran ruolo, è sempre tale da lasciare ampio spazio al basso di tetsu. Anzi - checché ne pensino le solite haidomaniache -, la vera forza del gruppo è proprio data da un'eccezionale linea di basso e dall'intelligenza compositiva di Ken. Fine. La scena musicale giapponese ha anche voci migliori di quella di haido, insomma. Yukihiro è un batterista spesso troppo potente per certi pezzi ed appanna, a mio avviso, il contributo del leader. Ciò si coglie proprio nel riarrangiamento di White Feathers che, non so davvero per quale motivo, haido rallenta ulteriormente rispetto ad un incipit già estremamente diluito. Eccessivi, soprattutto, certi vocalizzi di virtuosismo puro che appesantiscono inutilmente l'esecuzione. Ciò, ovviamente, non inficia il giudizio di massima: finalmente si sente il tenore. Finalmente. Sul blocco duemila e sul medley ho considerazioni da fare sostanzialmente omogenee a quelle già espresse: non mi piace l'haido rocker che passa dall'acustico al grunge. Non mi piacciono certi suoi grattati ed il solito intercalare urlato. Molto buona la performance in Neo Universe. Mi permetto di dire mediocre quella di Honey - che, in ogni caso, non gli ho mai visto eseguire dal vivo in modo davvero eclatante - e buona, ma non eccessivamente trascinante Stay Away. Note di merito sono però la crescita di resa di Yukihiro - che evidentemente ora si muove entro ritmi che sente davvero propri -, e la progressiva e giocosa osmosi dei componenti sul palco, finalmente sempre più simili al gruppo coeso che ho amato. Della seconda parte, ammetto di essere rimasta incantata da Ibara no Namida e Jojoushi, nonché di aver trovato Yukki semplicemente clamoroso in New World e Killing me, in cui dà il meglio di sé (e veramente moltissimo). Considerando la splendida forma di hyde, inoltre, è inutile dica che anche Niji è un proditorio colpo al cuore. Veramente bellissima. La trasmissione dà anche debito risalto agli MC (anche se mancano quelli dell'haido più commosso), tra cui lo stacchetto in cui i membri del gruppo sono invitati a fare assurdità (haido regala il moonwalking, tra le altre piacevolezze), e agli off-stage, finalmente presenti in una quantità più che generosa. Ne emerge l'immagine di un sodalizio ancora resistente, divertito e complice, buono a regalare nuove emozioni. Speriamo quindi in altre prove che, movendo da tale livello, sappiano convincere del tutto anche i più critici come la sottoscritta. Ma non per questo meno affezionati. Il contenuto di questo articolo è proprietà esclusiva dell'autrice (Sar@). Non ne è tollerata né la riproduzione né la sottrazione parziale o totale. Posted on 27 Feb 2007 by Sar@ Carnival of true tour [23 dicembre 1996] Il concerto del 23 dicembre 1996, con cui si aprì, entro l’accogliente cornice dell’Osaka Palace Hall, il “Carnival of true tour” rappresenta per molti nostalgici della prima stagione dei Laruku uno di quei lives che puoi solo rimpiangere, ma non certo dimenticare. Le ragioni sono molteplici e non tutte legate alla musica, che pure, in tal contesto, raggiunge qualitativamente picchi non sempre eguagliati nelle successive performances del gruppo. Il “Carnival of true tour” rappresenta l’ideale linea spartiacque di due momenti e, oserei dire, di due gruppi molto diversi. Benché la pubblicazione dei Five Live Archives abbia concorso ad offrire spaccati inediti dei Laruku più famosi e più maturi, è infatti altrettanto innegabile come l’uscita di Sakura dal gruppo abbia prodotto una ferita dolorosa e, se non insanabile, senz’altro determinante per le future scelte espressive della band. L’abito scenico, soprattutto, ne è uscito stravolto. Il “Carnival of true tour” non è semplicemente l’ultima occasione in cui Sakura siede alla batteria come membro portante dell’Iride, ma è anche il contesto in cui si esaurisce la parabola dei fanservices più espliciti, dei giochi innocenti e perversi di un vocalist volutamente ambiguo e provocante. E’, in un certo senso, il genetliaco doloroso di una maturità che si rifletterà poi inevitabilmente sulla scena, in concerti dall’impianto sempre più fastoso e per questo sempre più lontano dalle contaminazioni pubblico-musicisti degli esordi. Verrebbe spontaneo dire questa sia la crescita inesorabile di una band che abbandona quanto di più dilettantesco c’è alle origini per diventare un clamoroso fenomeno musicale e mediatico, ma a mio avviso è una lettura di comodo e di facciata: il clima degli offstage muta radicalmente dopo l’uscita di Yasunori, fosse pure perché le innegabili qualità musicali di Yukihiro non sono compensate da un’analoga abilità giullaresca. Sakura diviene dunque il simbolo degli Heavenly days, di un’innocenza dorata perduta e mai più recuperata: eppure – come ben mostra questo splendido concerto – anche il segno dei costi schiaccianti di un successo sempre più difficile da gestire. La set-list del concerto mostra diciannove tracce dense e virtuose, che ripercorrono le canzoni più celebri del primo periodo. Se Dune non entra più in conto e di Tierra resta soprattutto l'intramontabile Blurry Eyes, abbiamo invece il trionfo di Heavenly e, prevedibilmente, di True. Più nel dettaglio, troviamo infatti: 1-Garasu Dama Encore: 16-I Wish Uno dei profili che maggiormente colpisce, laddove si ascolti l'haido di quel giorno, è l'estrema potenza del suo timbro. L'apertura con Garasu Dama - a prescindere dal particolare apprezzamento che nutro per quella canzone - si rivela non solo estremamente azzeccata sotto il profilo prettamente teatrale e scenico dell'intro, quanto per l'abilità con cui il vocalist modula una traccia dalle aperture alte ed estremamente impegnative. Impregnata di una nostalgica dolcezza, la melodia investe completamente il teatro, trasformandolo in un'enorme cassa armonica. Ma il Carnival, forse in ossequio al nome, è un'esperienza incisa in deliranti contrasti, come mostra l'aggressività imprevista e quasi stordente con cui seguono Caress of Venus e Round and Round. L'interpretazione che mi ha più colpita, perché intensissima e quasi feroce, è nondimeno quella di Good Morning Hide, pezzo difficile, controverso nei contenuti e nella composizione, eppure senz'altro emblematico della particolare stagione del gruppo. haido recita come non mai la musica: l'intero concerto si trasforma in una sua personalissima epifania, rispetto alla quale tutto passa eccezionalmente in secondo piano. Malgrado la consueta vivacità di Kitamura, nei fatti, la prestazione di tetsu perde un po' di quella leggerezza con cui pure in passato aveva saputo donarsi al suo pubblico: impeccabile sotto il profilo dell'esecuzione, appare tuttavia a tratti teso e puramente concentrato nell'arpeggio. Quanto a Sakura, a tratti verrebbe spontaneo domandarsi se non venga piuttosto in conto il suo fantasma, tanto più opaco risulta rispetto al grande mattatore degli Heavenly. La scena si vivacizza attorno alla seconda metà del concerto, secondo una meccanica che non è più il triangolo fortunato tetsu-haido-Sakura, ma un fanservice che coinvolge unicamente i primi due. Uniti e complici, il vocalist ed il bassista ripetono una strategia collaudata, ma che assume, al contempo, un nostalgico sapore di passato. Momenti particolarmente intensi sono pure quelli di Dearest Love - traccia in cui haido offre sempre il meglio delle proprie abilità vocali -, che chiude formalmente il concerto prima dell'encore, ed il commiato, che vede un'eccezionale passerella dei più amati - haido, tetsu e Sakura -. Contrariamente a quanto accaduto nella data del 19 dicembre (se non erro, dedicata credo al fanclub), che aveva mostrato una complice intesa tra il vocalist ed il batterista, nella data di Osaka Sakura e haido si sfiorano appena, mentre sembra più marcato il sodalizio tra Yasunori ed Ogawa. L'unica conclusione se ne possa trarre, dunque, è, una volta in più, un netto rifiuto per quella lettura manichea che ha sempre visto marginale e negletto il ruolo di tetsu rispetto alle scelte del batterista, per rimarcare, piuttosto, la natura profondamente sentimentale ed emotiva della prima formazione. Un gruppo di amici, dunque, che nel requiem di un Carnevale tragico, ancora credeva profondamente nella propria unità. Il contenuto di questo articolo è proprietà esclusiva dell'autrice (Sar@). Non ne è tollerata né la riproduzione né la sottrazione parziale o totale. Posted on 16 Sep 2006 by Sar@ << Previous 1 2 3 Next >> Content Management Powered by CuteNews
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