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Complice la preziosa mediazione del net, nonché la crescente attenzione - del tutto ricambiata - mostrata dalle majors giapponesi verso il pubblico  occidentale, la cosiddetta j-music ha smesso di rappresentare un interesse di nicchia, per ritagliarsi uno spazio via via crescente persino nell'attenzione di un mondo culturale, come quello italiano, precedentemente indifferente a quello che resta pur sempre il secondo mercato musicale al mondo dopo quello anglofono. Malgrado infatti la produzione del Sol Levante offra da oltre un trentennio artisti la cui caratura non è in nulla inferiore ai più noti emuli occidentali, è innegabile osservare come il nostro Paese abbia conservato per lo più un atteggiamento snobbistico, quasi relegando un rock inventivo e potente a fenomeno folkloristico, al più buono per le sigle degli anime. E sono proprio questi ultimi, del resto, ad aver avuto un ruolo di primo piano nella penetrazione della musica orientale tra i gaijins. X- Japan, L'Arc~en~ciel, Gackt, tanto per citare i nomi più celebri, offrendo le proprie voci a composizioni tutt'altro che facili, ma orecchiabili e di immediato impatto, hanno sollecitato nei fatti la curiosità di chi, come me, leggeva persino i titoli di coda per rendere ragione di un'emozione improvvisa. Fu così, nei fatti, che nell'inverno di un 1997 disgraziatamente celebre per quello che sarebbe divenuto il mio gruppo favorito, Blurry Eyes mi conquistò, con il mistero di una lingua che non capivo, ma di una musica che mi aveva sorpresa non meno di una voce modulata e potentissima, intensamente virile e seducente. I L'Arc~en~ciel entrarono nella mia vita come avrebbe fatto una sirena. Avrei dovuto aspettare tre lunghi anni per conoscere anche i loro volti: ma li ascoltavo, selezionando OST di anime che neppure mi interessavano particolarmente alla ricerca di quella voce. E venne Vivid Colors. E venne Niji: tanto straordinaria da strappare il cuore al primo ascolto. E arrivarono ricerche parossistiche e disperate alla ricerca di traduzioni ed informazioni e storia. Il bisogno di dare un senso e consistenza a quella che non era un'infatuazione, quanto una scelta: la scelta di affidare quello che sentivo ad un gruppo che proveniva da un universo culturale del tutto distante dal mio, dalla lingua per me incomprensibile, ma che pure, nei propri testi, interpretava quelle che erano state anche le mie inquietudini. Fu in questo modo che venni in contatto con quelle che a tutt'oggi restano le mete obbligate di ogni mia navigazione: spazi gestiti da appassionati che improvvisandosi traduttori, in modo del tutto gratuito, ma con una serietà impressionante, erudivano chi, come me, aveva al più orecchie per ascoltare, ma soprattutto la voglia di sapere e di capire. In contrasto con un universo così vivo, arrivava per conto la doccia fredda dei pochi spazi nostrani: per lo più siti fotocopia, pieni unicamente di immagini e legati all'immagine pubblica, patinata e statica, non musicale, di quattro artisti ridotti all'improvviso a bambolotti. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata del resto il trattamento scellerato che il gruppo simbolo del Giappone ha avuto nell'inqualificabile Haramusic, maldestro tentativo della RAI di spacciarsi per rete aperta ai nuovi trends, ma in buona sostanza dimostrazione fattiva di quella che è ancora la fruizione della j-music in Italia: retrocessa a squallida moda e lasciata in pasto agli isterismi di fangirline minorenni, del tutto indifferenti alla qualità del prodotto, ma molto sensibili alla maschere patinate offerte alle luci.

Da tutto questo, ma essenzialmente dal mio desiderio di creare uno spazio dedicato a tutti coloro che amano sul serio i L'Arc~en~ciel per quello che hanno donato alla musica e non alla storia del look, nasce perciò L'Arc~en~coeur, un progetto volutamente fluido e persistentemente in fieri, a metà strada tra la cronistoria, la biografia non autorizzata, il saggio ed il documentario. In nome è ovviamente un gioco di parole sottratto alla lingua francese, che ben illustra però la natura dei sentimenti che nutro nei confronti del gruppo: un arcobaleno che si è teso nel mio cuore e spero voglia restarvi ancora a lungo.

Staff

Sar@ (altrimenti detta Tetchan - nei momenti di autoesaltazione - o haido - in quelli di idiozia): webmistress, curatrice dei testi e della grafica, fanwriter per noia e fangirlismo, nonché sakuhai convinta.

Neve83 (altrimenti detta Ken): scansioni, screencaps, fanartist, traduttrice ed impagabile sostegno morale del caso umano di cui sopra, nonché haitsu dichiarata.

A questo punto non mi resta che augurarvi una buona permanenza, invitandovi a scrivermi, se avete precisazioni, correzioni, informazioni da offrire o, molto semplicemente, se desiderate suggerirmi un tema da approfondire. Vorrei che questo spazio fosse il più attivo e condiviso possibile, come merita un gruppo di simile livello.

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