Sakura

Yasunori Sakurazawa è un personaggio che i
fans occidentali (o dichiarati tali) dei Laruku non conoscono
affatto o tentano scientemente di ignorare. Le ragioni sono molteplici e
strettamente legate all'unico episodio tutti relazionino alla figura di Sakura:
l'arresto del 24 febbraio 1997, per possesso di eroina (se le mie fonti
non inventano, sette grammi per la precisione. C'è tuttavia chi parla di
metanfetamine, per quanto le sue condizioni sul finire del 1996 lascino
sospettare con più ragioni una dipendenza da oppiacei). Persino coloro
che hanno conosciuto (e sono ovviamente la maggior parte) il gruppo nell'era
Awaji sono a conoscenza del fatto la band avesse in precedenza un altro
batterista: e questo batterista fosse un tossicodipendente. A liquidare così la
questione, è evidente, non solo non si rende un grande servizio all'uomo, ma si
cancella brutalmente tutto quel che Sakura ha rappresentato per la musica
giapponese, non meno di quanto importante è stato per i compagni di squadra. Le
ragioni della disgrazia di Yasunori possono riassumersi in due parole:
bashing di fangirls isteriche e disinformazione. Sul primo punto c'è
davvero poco da dire: il fandom j-rock ha trasformato Sakura in una creatura
abominevole (per usare un eufemismo, poi). In una valutazione che
operi anche solo ad un livello puramente statistico, nel 70% delle opere Sakura
violenta haido. Nel 95% delle stesse, per altro, lo ha prima seviziato-torturato
(e non per un tacito accordo sadomaso). Il restante 30% può esser ripartito tra
scelleratezze di altra natura commesse di solito ai danni di tetsu (l'unico che
può salvare haido, ovviamente). La reazione che consegue nel lettore poco
allertato sulla storia è qualcosa sul genere "Se tutti concordano nel dire
fosse un mostro, sicuramente immacolato non era". Così arriviamo al secondo
punto, che non è tanto un capo di accusa, quanto una constatazione di fatto: la
disinformazione. La gravità penale del crimine commesso da Sakura, secondo i
parametri del suo Paese (è evidente che per un fan occidentale sia difficile
capire come un problema di tossicodipendenza possa arrivare a cancellare un
gruppo già affermato), si è tradotto in una tempesta mediatica che l'ha falciato
in patria e, di conseguenza, l'ha poi reso invisibile nelle altre aree in cui i
Laruku avevano un seguito. Poiché poi il battage d'infamia funziona sempre
meglio di qualunque riabilitazione, nessuno - o pochissimi - si è poi
preoccupato di riportare con esattezza i fatti e gli sviluppi della vicenda. Su
questo ha senz'altro pesato una famosa intervista rilasciata da haido nel 1998
(credo si tratti del numero di aprile di Pati Pati), in cui,
probabilmente senza alcun intento accusatorio nei confronti di Yasunori, il
vocalist ricostruisce il proprio personale travaglio legato alle vicissitudini
della band. Poiché è un racconto patetico ed abbastanza partecipe, la reazione
delle sostenitrici del cantante e della band è stata quella di schierarsi in
fronte compatto a difesa di Takarai ed insignire il batterista del titolo di 'mostro
che ha tradito gli amici'. Sarebbe abbastanza interessante, a questo punto,
ricordare come il primo ad etichettarsi così sia stato però Sakura stesso: tant'è
che è LUI a decidere di lasciare il gruppo. La tesi è in verità
controversa, poiché c'è il ragionevole dubbio la Ki/oon abbia per prima premuto in
tal senso. Resta il fatto Yasunori sia molto sincero, finanche impietoso, nel
riconoscere i propri errori e decidere di espiarli in qualche modo (Sakura, per
altro, è buddista. Ed il tema del peccato e della responsabilità individuale
pesa molto nella sua formazione culturale). Quel che quasi nessuno ha voluto
divulgare, nei fatti, è che, appena uscito dai Laruku, Sakurazawa sia stato
sommerso di offerte da altre bands, per il semplice fatto non sia un delinquente
di strada, ma uno dei migliori (se non il migliore tout court) batteristi
in circolazione: offerte che ha sempre rifiutato, per una sorta di sentimento di
indegnità derivata e persino di rifiuto per la logica dello star system che l'ha
esaurito una volta. Sakura è un musicista autentico, spezzato dalla macchina
della produzione Sony: forse è l'unica verità gettonabile ed è anche l'unica non
venga mai chiamata in conto. Sakura esce dall'esperienza del 1997 devastato non
solo fisicamente, ma psicologicamente. Per quasi un anno non esce neppure di
casa, né riesce ad impugnare le bacchette: e per uno, come lui, che dal
pianoforte alla batteria è praticamente in grado di suonare qualunque strumento,
è il segno di un malessere fortissimo. In questo lungo periodo di buio, al
contrario di quel che comunemente si ritiene, Sakura non è affatto ostracizzato
o dimenticato dal pubblico giapponese e dai musicisti che ne caratterizzano la
scena. Non è neppure maggiorenne, Yacchan, quando già suona con i Dead End
(il gruppo di cui Tetsuya Ogawa è un ammiratore fanatico ed entusiasta): a
neppure trent'anni viene considerato un simbolo ed un modello di tecnica in uno
strumento determinante per il rock. Paradossalmente, dunque, è molto più severo
con se stesso di quanto non lo sia in realtà l'opinione pubblica nei suoi
riguardi: migliaia di fans lo rivogliono ai piatti e sono esattamente le stesse
migliaia di fans che fanno registrare un completo sold out alla prima
vera esibizione degli ZIGZO, quando si decide a tornare in campo. Sakura,
nei fatti, non è solo un ragazzo eccezionalmente bello: ha personalità, carisma,
è un performer eccezionale e si inventa un proprio modo inimitabile di
vestire il palco, come pochissimi altri batteristi sino ad allora. Non sono
pochi i fans della vecchia guardia che continuano a volerlo con i Laruku, restando delusi da quello che è, soprattutto, un vuoto psicologico:
perché Sakura non è un bello e dannato, ma un giullare di corte. E' simpatico,
si presta a mascherate ignobili (vedi il costume da renna durante gli
Heavenly), prende in giro i compagni di squadra e si lascia prendere in
giro. Non diventa il migliore amico di haido senza un motivo: Yasunori entra nel
cuore delle persone con facilità. E non ne esce mai del tutto. Poi, però,
qualcosa nel suo circuito emotivo si spezza: ed il ciliegio appassisce. Lo si
nota già nelle interviste della fine del 1996. Non parla più molto, né scherza
come al solito. Galleggia in uno stato di semi-incoscienza, estraniandosi
completamente da quel che lo circonda. Nessuno, però, sembra in grado di fare
nulla per lui. Neppure Takarai, che pure dorme spesso con il batterista durante
i tour e, se può, gli sta sempre incollato, fino ad alimentare voci morbose
sulla possibile esistenza di un rapporto omosessuale (voci che, anziché
smentite, sembra vengano incoraggiate, in una successione di fanservices
sempre più ambigui). E' possibile davvero le sue condizioni siano ignorate?
Basta leggere le liriche di True per avere la risposta. No. Non è
possibile. Non lo sarebbe neppure se non esistesse una canzone tremenda quale "Good
Morning Hide", che altro non è se non un pubblico atto di accusa del
batterista. E' difficile crederlo perché sulla fine del 1996 nessuno dei quattro
ha un'aria sana o rilassata o felice. Sakura, però, paga il conto della gloria:
e lo paga solo. Al suo fianco resta una famiglia che non lo rinnega e non lo
allontana mai, ma si chiude a riccio per proteggerlo. Troviamo soprattutto due
donne, sua madre e la sorella Yuki, maggiore di un anno, che a tutt'oggi sono le
sue babysitter designate. E' probabilmente la stabilità delle sue radici che gli
dà la forza di rimettersi in gioco e soddisfare le aspettative di chi ha sempre
creduto nel suo talento e nel suo coraggio. Dal 1998 in poi è una rinascita ed
una crescita costante. E' la voce del Midnight Rock City: ed è forse in
radio che dà il meglio di sé. E' ciarliero, spontaneo, greve, istrionico: è un
comunicatore nato. Stare alle spalle di un gruppo non gli pesa, perché sa per
primo di aver forse bisogno di qualcosa che lo limiti, anziché lo solleciti.
Benché gli ZIGZO siano senz'altro una scommessa vinta, è con i S.O.A.P.
che soddisfa il sogno riposto di tanti cielers: rivederlo sul palco con
gli altri membri dell'Arcobaleno. Malgrado infatti suoni ufficialmente con il
solo Kitamura, il Bubble Festival si rivela l'occasione per rivederlo
accanto ad haido, che lo chiama alla batteria anche per
la serata conclusiva del suo primo vero tour da solista. Questo, però,
sarebbe a dire la ripresa esemplare di un ragazzo che ha sbagliato, ma è
diventato un uomo in grado di ricostruirsi un futuro, alla più parte dei fans
non è arrivato. Per tutti (o quasi) Yasunori Sakurazawa è morto il 24 febbraio 1997. Tutto
quel che io stessa sono riuscita a raccogliere si deve a due persone in
particolare, che rappresentano l'unico veicolo di mediazione culturale e
linguistica per il pubblico occidentale interessato a questo indimenticabile
musicista: si tratta in particolar modo di
Michelle,
tuttologa di Sakura, nonché autrice del sito-monografia
Sakurazawa no Honki
(ed aggiungo anche geniale j-rock fanwriter, cui sono devota) ed amministratrice di un
LJ
dedicato, in cui pubblica con regolarità importanti traduzioni di interventi
pubblici ed interviste del batterista, e di Haruka, che ha curato una
trattazione
on-line sui drumset di Sakura (articolo estremamente tecnico, ma senz'altro interessante per chi si intende di batteria).
Può un fan distinguersi per qualcosa di diverso da un dilettantismo pericoloso?
La risposta è esattamente negli splendidi lavori di queste due ragazze, che si
sono cimentate in un'attività titanica di collezione ed interpretazione, sia
sotto il profilo umano che sotto quello musicale. E' per tale ragione che non mi
glorio del loro lavoro, ma ad esso vi rimando, con la tranquillità di sapere che
ogni curiosità potrà essere soddisfatta nel modo migliore e più sensato. Una
nota di un qualche interesse posso tuttavia regalarvela io, proprio alla luce
delle mie personali ricerche, e tra i diari di haido e tra i siti dedicati:
Sakura, dopo il vocalist, è infatti il membro dell'Iride che vanta i profili più
dettagliati all'interno di Wikipedia, a prescindere dalla lingua selezionata. E'
anche uno dei membri più citati dal cantante - ai tempi della collaborazione -
e, attualmente, dal modello Ein, bassista dei S.O.A.P. E', cioè, una persona che
riesce a piacere incredibilmente a chiunque e che non ha nulla della brutta e
degradante etichetta di cui è stato insignito per superficiale stupidità. Oltre
ad essere un batterista di grande talento - pochi lo sanno, ma è anche un
pianista particolarmente abile -, milita in qualità di chitarrista, con lo pseudonimo di
Sakura-Die-Nerima (Nerima è la città satellite di Tokyo in cui Sakura è
nato), nel gruppo Lion Heads, ulteriore conferma della sua eccezionale
poliedricità. Fumatore e bevitore incallito, amante indefesso dei panda (animale
cui si sente affine per i colori), divoratore entusiasta di porno, compagno
perfetto per un giullare un po' maiale come Kitamura, ma anche professionista
affidabile, musicista apprezzato e richiesto, il ragazzo che veste sempre di
nero, perché tutti gli altri colori sono gay (SIC!), e che festeggia il
proprio complearresto sul palco, è oggi un uomo appagato e finalmente
divertito dal mestiere che pratica e che ama. Un uomo che meriterebbe forse
molta più attenzione di quella, di norma, concessa solo a stelle di plastica. La
sua è infatti la storia di una sconfitta, ma anche si una clamorosa vittoria: su
se stesso, sui propri limiti e sulla superstizione di chi credeva non potesse
più toccargli di cavalcare un Arcobaleno.
Quanto riportato, almeno,
corrisponde a tutto quel che solo un anno fa era possibile dire di un uomo, di
un musicista, di un DJ: molto poco, in rapporto alla mole della sua esperienza e
delle sue collaborazioni. Molto poco, soprattutto, in rapporto alla sua
incidenza nella storia dei Laruku. E proprio i festeggiamenti per il
quindicesimo anno d'attività di questi ultimi sembrano aver operato un curioso
miracolo: a partire dall'autunno del 2006, nei fatti, Yasunori Sakurazawa
è tornato ad essere un grande protagonista della scena musicale e mediatica
giapponese. Non che prima non lo fosse, com'è già stato detto, ma la sua era una
partecipazione più defilata, quasi esistesse un certo riserbo nello sdoganare
informazioni inerenti la sua persona. Ci ha pensato R&R Newsmaker,
dedicandogli un'intera rubrica che, glissando sempre molto elegantemente sull'incidente
del 1997, gli ha permesso di raccontarsi e di raccontarci l'uomo Sakurazawa.
Sakura nasce il 20 novembre del 1969 a Nerima, città satellite di Tokyo,
terzo figlio di una famiglia che, per sua stessa ammissione, è estremamente
benestante (suo padre è un alto dirigente di una nota casa di produzione. E',
per così dire, un figlio d'arte). Suo fratello Hidetaka, maggiore di sette anni è il suo modello ed anche il principale
responsabile della sua iniziazione musicale, in quanto teen-ager prevedibilmente
musicofilo quando Yasunori è ancora un bambino. Sua sorella Yuki, maggiore di un
anno, studia balletto classico. Tutti e tre gli eredi Sakurazawa ricevono
un'educazione severa e raffinata, ispirata ad un target occidentale, ma
rigorosamente buddista. Yasunori è un bambino particolarmente bello e gracile.
Come haido trascorre un'infanzia segnata dall'equivoco sessuale, cui si ribella
con esplosioni di una collera anche molto violenta - poi canalizzata (altra analogia
con Takarai) nel judo -. Nella stanza di suo fratello, con il gusto delle
scoperte proibite, ascolta i Led Zeppelin e poi Duran Duran ed i Culture Club,
gruppo che lo impressiona enormemente. Nella camera di Hidetaka c'è anche una
chitarra folk, che Yasunori impara a suonare da solo: frequenta ancora le scuole
elementari. Che Sakura abbia un talento naturale per la musica si nota con
estremo nitore già nella sua prima adolescenza: passa dal basso alla batteria
con naturalezza, spinto solo dallo spirito di emulazione per un suo senpai. Si
dedica seriamente alle percussioni a partire dai sedici-diciassette anni: un anno dopo,
però, già fa il roadie per i DEAD END (sarebbe a dire la massima
espressione del rock giapponese degli anni Ottanta). Arriva a suonare per tre
band contemporaneamente: a scuola, nondimeno, si classifica sempre tra i primi
cinque dell'istituto. Passa le rigide selezioni del Conservatorio, all'interno
del quale accede alla classe acustica (si segnala come un pianista di talento),
perché interessato non solo alla pratica, ma anche ai fondamenti teorici della
musica. Dei suoi anni da roadie dice chiaramente come non gli
interessasse essere parte di un gruppo, ma fare esperienza: tant'è che suona di
tutto, eccetto forse il reggae. E' una vita massacrante, fatta di notti
brave e chilometri macinati in macchina: poi, all'improvviso, la telefonata di
uno sconosciuto. L'incontro con tetsu Ogawa e l'Iride segna una svolta epocale
nella vita e nelle scelte di Sakura: nasce un'affinità immediata ed imprevista,
che si traduce senz'altro nella stagione più gloriosa del gruppo. Dalle origini
alla drammatica primavera del 1997, i Laruku sono molto più di una band: sono
quattro amici e quattro fratelli. Sakura è legatissimo a haido, senz'altro, ma
pure a tetsu, che lo ospita in casa propria ad Osaka ed a cui taglia i capelli
nella rovente estate del 1995. Con Ken, poi, stringe un sodalizio che va ben
oltre: e chiaramente si coglie nei DVD del Bubble Festival 2003. E' il
pagliaccio del gruppo, un naturale catalizzatore di attenzioni: la sua mancanza,
dunque, è qualcosa che segna una brusca frattura nella vita dell'Arcobaleno.
Ed
oggi? Anche se non è noto a tutti, nella vita Sakura è soprattutto uno dei
produttori di punta della Danger Crue (suoi pupilli sono tra gli altri i MUCC ed
i Girugamesh), nonché il volto simbolo di un gruppo, i Lion Heads che vanta già un
solido fanbase in Cina (i concerti di Shangai hanno avuto infatti un'incredibile
risposta di pubblico). Molteplici sono poi i suoi interventi da supporter (da
haido a Koda Kumi), dimostrazione ulteriore, dunque, se ancora ce ne
fosse bisogno, di come un grande talento non possa essere cancellato da un
errore di gioventù.
Nome d'arte: Sakura. Super Leader negli ZIGZO.
Sakura-Die-Nerima nei Lion Heads.
All'anagrafe: Yasunori Sakurazawa.
Alias: Yacchan-Yatchan
Data di nascita: 20 Novembre 1969.
Luogo di nascita: Nerima (Tokyo).
Famiglia: un fratello maggiore di sette anni ed una sorella
maggiore di uno. E' single e, malgrado l'aria da cattivo ragazzo, molto
tradizionale nei gusti. La donna dei suoi sogni, nei fatti, dev'essere
soprattutto di buona famiglia.
Altezza: 174 cm.
Peso: 53-65 Kg.
Gruppo sanguigno: A.
Patologie: soffre d'insonnia e spesso abusa di alcool.
Carattere: istrionico, estroverso, ciarliero.
Città: Tokyo.
Ama: l'alcool, i panda, i porno, le donne, i fiori di ciliegio, il colore
nero, l'autunno, il tetris, il judo e il wrestling.
Detesta: il latte, gli oroscopi.
Stilista: Jean Paul Gautier (abiti rigorosamente neri).
Orientamento religioso: buddista.
Strumenti: pianoforte, chitarra, basso, percussioni.
Band/Artista musicale: Duran Duran, Culture Club, DEAD END, Deep Purple,
Led Zeppelin.
Animali: ha una cagnetta.
Hobby: giocare a tetris e guardare lo sport in TV.
Cibo preferito: cucina giapponese.
Fuma: Seven Stars.
Posted on 11 May 2006 by Sar@
Yukihiro

Benché
anagraficamente sia il più vecchio dei Laruku (è nato infatti il 24 novembre 1968),
Yukihiro Awaji è il più giovane in termini di formazione. Entra infatti nel gruppo
in veste di drummer ufficiale, dopo esserne stato il batterista di background, solo il
primo gennaio 1998 (l'uscita pubblica dalla band di Sakura data 25 novembre 1997).
Questo scarto temporale ha pesato in modo manifesto sulla risposta che il
pubblico ha dato alla sua presenza. Si può dire, anzi, tra i cielers si
sia prodotta una vera e propria frattura, tra chi ne ha accolta e gradita da
subito la presenza e chi, nei fatti, gli ha sempre rinfacciato di essere quello
che ha rubato il posto a Sakura. Non è escluso, nei fatti, Bravery
non solo sia un atto di accusa che tetsu muove a
certi fans, ma anche la difesa di un musicista che, come Awaji, non semplicemente ha
salvato l'Iride, ma l'ha trasformata in qualcosa di completamente nuovo (e tetsu
nutre una profonda stima per il batterista, che gli è per certi versi affine
tanto nel carattere che nei gusti). Persino i detrattori di Yukki non sono uniti
nelle ragioni dell'opposizione, scindendosi tra il fronte di coloro che non lo
reputano abbastanza attraente (dove il termine di confronto è ancora
Sakurazawa) e quello di chi ritiene le sue scelte ritmiche abbiano corrotto il
sound del gruppo. E' evidente, pertanto, la pretestuosità di giudizi che
poco o nulla hanno a che fare con l'uomo e con l'artista. Il più grave
pregiudizio che pesa su Yukki è senz'altro quello di essere stato una specie di
ripiego e tappabuchi: dunque di aver visto nella disgrazia di un gruppo già
celebre la propria occasione di successo. Nulla di più falso, a dirla tutta, perché
nei fatti Yukki è famoso e raggiunge il successo molto prima degli altri tre
membri. La sua è la storia esemplare di un ragazzo riservato, solido,
determinatissimo, abituato a lavorare duro, ma perfettamente in grado di vivere
la propria vita senza farsi contaminare dalle pressioni dell'esterno. Come
Sakura non è originario del Kansai, ma del Kanto: nasce infatti nella prefettura
di Chiba. Non ho trovato informazioni in merito a fratelli o sorelle:
senz'altro, però, Yukki è un bambino socievole e non ha alcun particolare
problema relazionale. A scuola è uno studente nella media, piuttosto bravo in
matematica. E' appassionato - come tetsu - di anime e modellismo. Ha due o tre
amici del cuore con cui continua a giocare dopo la scuola. Non diventerà mai
molto alto, ma ha un corpo attraente: spalle larghe e gambe lunghe. Da bambino è
l'oggetto del desiderio di molte sue coetanee ed anche da ragazzo seguiterà ad
avere un buon successo (il che invalida a priori la tesi per cui sia il più
brutto dei Laruku. Secondo i canoni estetici orientali direi tutt'altro.
Yukki è molto giapponese e, ad onor del vero, ha un corpo oggettivamente
splendido). Gioca a catchball, disegna benissimo - nello stile dei manga che
divora. Anche shojo - ed alla musica si avvicina per il tramite di quello che
era all'epoca un suo modello. A dispetto di Hideto e Tetsuya, che pensano in
grande e si scelgono miti molto lontani dalla loro quotidianità di adolescenti,
Yukki è pragmatico: ammira il fratello di un suo amico, che è il chitarrista di
una rock band. Dal desiderio di emularlo nasce perciò l'interesse per la musica
- anche occidentale -: interesse che lo porta alla sua prima batteria (è ormai in
terza media) e ne farà da quel momento in poi un avanguardista. Dei suoi primi
passi a Tokyo non si sa molto. Probabilmente conosce Yasunori Sakurazawa, che è
uno dei roadie più celebri della fine degli anni Ottanta, ma a dispetto
dell'inquieto Sakurazawa si ferma presto. Prima con i Guerrilla, band che non lascia tracce eclatanti, poi (è il 1989) con un gruppo che si fa
molto notare: gli ZI:KILL, divenuti per altro major quello stesso
anno. Con loro registra l'album "Desert Town" (1990), ma abbandona l'anno
successivo. Alla batteria degli ZI:KILL, per altro, lo ammira un certo Tetsuya
Ogawa, cui piacerebbe davvero in qualità di drummer dei Laruku, ma accantona il
progetto pensando forse sia un musicista un po' troppo importante per una
indies come la sua (SIC!). Del resto Awaji non resta disoccupato a lungo:
la sua tecnica, rock e potentissima, lo porta prima a lavorare con gli Optic Nerve, poi al fianco dei
DIE IN CRIES, altro gruppo del label Danger Crue, in rapidissima
affermazione. E' con loro, nel 1991 - quando l'Iride è poco più di un progetto -, che si esibisce al Nippon Budoukan,
il sogno di ogni artista. E' evidente, già con poche note, sia stata
completamente smantellata la tesi che lo vorrebbe mestierante fortunato. I DIE
IN CRIES occupano i servizi delle riviste di settore, hanno un seguito
appassionato e costante: quando si sciolgono, nel 1995, il loro ultimo live,
allo Shinjuku Power Station, registra una strepitosa affluenza di
pubblico. E' interessante, in ogni caso, osservare il gioco di coincidenze per
cui, mentre la stella del primo gruppo di Awaji si eclissa, sempre più intensa
brilla quella del sogno di Ogawa. Yukihiro torna infatti disoccupato (in
senso lato. In realtà collabora con una quantità di artisti in questo periodo),
mentre tre ragazzi di Osaka sbancano letteralmente. Con uno di loro, del resto,
Yukki ha già da un paio d'anni una specie di simpatia ricambiata ed affettuosa:
si tratta proprio di Hideto. haido conosce Yukki sin dai tempi della Danger Crue.
Takarai ha infatti suscitato un grande interesse persino in musicisti già
affermati, tra cui Kyo, vocalist dei DIE IN CRIES. Awaji è un ragazzo
disponibile ed aperto, con cui Hideto si ferma a parlare spesso e volentieri. Ai
suoi occhi, Yukki è incredibilmente cool: conosce tutte le ultime novità,
dalla musica all'elettronica. Ha un gusto estetico sperimentale e mai scontato.
Ha un ottimo carattere e i suoi discorsi sono sempre interessanti. Conoscendo la
famosa - e non millantata, ma oggettiva - timidezza di haido, un simile
entusiasmo è senz'altro sintomatico di un grande e manifesto talento. Non è
dunque per nulla sorprendente il suo ruolo passi da drummer di background a
batterista (semi)ufficiale già durante la lavorazione di
Niji. A raccomandarlo, del resto, è lo stesso Sakura. E si arriva così allo
Yukki di oggi. La leggenda vuole sia il membro più timido dei Laruku. In verità,
a guardare i backstage, verrebbe da dire che non è poi così vero. Yukihiro è un
uomo riservato e rispettoso, più che timido. Il fatto sembri leggermente freddo
nei confronti del pubblico, nelle sue prime esibizioni accanto al gruppo,
potrebbe piuttosto essere interpretato come una forma di delicatezza sia nei
confronti di un collega più sfortunato sia nei riguardi dei molti fans dello
stesso (ancora ai tempi del Light my fire ci sono gruppi di cosplayers di
Sakura o, addirittura, cosplay SakuHai ai concerti). Yukihiro è un
musicista che tiene soprattutto ad esser valutato come tale: per questo non
parla molto di sé nelle interviste, né si preoccupa di apparire particolarmente
glam. Nei backstage, tuttavia, quando non è impegnato a lavorare (e Yukki
è un lavoratore indefesso. Basti pensare che completa il remix degli Ectomorphed works in una sola settimana, dormendo per un totale di 15 ore lungo l'intero periodo di compilazione della raccolta), è piuttosto vivace e lo si vede chiacchierare e
scherzare con gli altri membri e le personalità dello staff: il che sfata il
mito di una sua laconicità un po' misantropa. Agli amici, per altro, Yukihiro dà
spazio ed importanza. Con loro si ritrova a guardare video, ad ascoltare musica
od a giocare con la playstation. Dei membri dei Laruku è senz'altro quello più
moderno: e non è un caso Yukihiro vanti un seguito (per altro
prevalentemente maschile e tecnico) personale tra le frange più avanguardiste
del pubblico musicale. Ha un ottimo rapporto con le nuove tecnologie, che
acquista per curiosità e poi piega alle proprie esigenze. E' curioso ed aperto
verso tutti i generi e le contaminazioni musicali. E' a lui che haido si
rivolge, se vuole scoprire qualche gruppo o artista nuovo. E' un cinefilo.
Guarda molti film ed acquista regolarmente DVD. Non sembra un ragazzo degli anni
'70, quanto un coetaneo della folla di affezionati che lo segue ogni anno a
Shibuya nell'Acid Android in an alcove. La sua è infatti la cultura
digitale del nuovo millennio, virtuale nelle forme, illimitata nelle
espressioni. Sue sono le contaminazioni innovative ed interessanti apparse negli
album dei Laruku seconda maniera. Se, nei fatti, la prima stagione del
gruppo si fonda sul trittico Takarai-Ogawa-Kitamura, è innegabile che dal 1998
in poi non sia più possibile dimenticare il quarto elemento: non solo perché è
servito a salvare un sogno, ma perché ne ha estesa la forza ben oltre, forse, le
intenzioni iniziali. E' dubbio, nei fatti, si possa parlare dei Laruku come di
un gruppo rock a meno di non guardare alle tracce la cui base ritmica vede la
firma del batterista.
Sotto il profilo tecnico, non intendendomi per nulla di uno
strumento per altro particolare come la batteria, posso lasciare un semplice
giudizio da osservatrice. Yukihiro è un batterista molto diverso da Sakura. Il
suo approccio alle percussioni è più violento e veloce e la sua incidenza di
background più evidente. Sarebbe difficile, nei fatti, pensare alcuni degli
ultimi pezzi dei Laruku in una veste solo acustica. Non so se è il termine corretto per indicarne il timbro, ma mi verrebbe da definirlo un drummer techno. E' un compositore
decisamente rock, un buon paroliere (anche in lingua inglese), come mostra a mio
avviso l'ottima New World, e costante nel dare il proprio contributo
ritmico, sebbene spesso non esplicitamente creditato. E' anche un chitarrista ed
un bassista di medio livello (Sakura gli era forse superiore solo a guardare il
profilo degli strumenti padroneggiati), nonché un cantante dall'impostazione
interessante. Con gli Acid Android ha infatti dato prova di uno stile
particolare e di una voce grunge, decisamente diversa, nel timbro e nelle
suggestioni, dalla linea scenica seguita dai compagni di squadra, risultando
senz'altro il più originale sul fronte delle carriere soliste.
Nome d'arte: Yukihiro.
All'anagrafe: Yukihiro Awaji.
Alias: Yukki
Data di nascita: 24 Novembre 1968.
Luogo di nascita: Chiba.
Famiglia: non ho informazioni né in merito al suo nucleo familiare, né in merito alla sua vita sentimentale.
Altezza: 165 cm.
Peso: 48 Kg.
Gruppo sanguigno: A.
Carattere: riservato, affidabile, tranquillo.
Città: dalla fine degli anni Ottanta, Tokyo.
Ama: gli amici, le nuove tecnologie.
Fuma: Seven Stars
Beve: Coca-cola. Credo sia astemio.
Stilista: Hysteric Glamour.
Strumenti: batteria, basso.
Hobby: giocare con la Play Station, remixare, guardare anime
Cibo preferito: cucina giapponese, cioccolata al latte, coca-cola.
Anime/Manga: Shin Seiki Evangelion
Posted on 10 May 2006 by Sar@
Ken

Benché
Ken Kitamura sia senz'altro il membro più estroverso dei Laruku, sorprende
scoprire sia anche quello che forse più riesce a confondere le acque, al punto
da lasciare del vero se stesso non molto più di quel che è dato desumere dalla
sua maschera scenica. E', nei fatti, almeno in apparenza, il perfetto stereotipo
dell'uomo del Kansai: virilissimo, osceno negli atteggiamenti e nella lingua,
estroverso, mattatore e clown in ogni circostanza, un po' rozzo nei modi, aperto
allo scherzo (anche, se non soprattutto, di cattivo gusto). Questo suo volto -
che nell'ambito del gruppo principale esplode essenzialmente nei backstage (i
fanservices di Kitamura sono giustamente celebri per tale motivo) e nei
contesti non ufficiali (l'immagine dell'ultimo Kitamura, sul palco, non è molto
distante da quella di un equivalente occidentale: maschia e cool, in
buona sostanza) - si mostra appieno nel contesto dei S.O.A.P., band
indies del solito label Danger Crue di cui è leader, ma che trascende di
molto la musica e la logica di gruppo per divenire una macchina scenica
assolutamente eccezionale ed unica nel suo genere. Non che la sua istintiva vena
istrionica non debba esser tenuta in considerazione - Ken è molto popolare tra i
propri conterranei non solo per il proprio talento, quanto soprattutto per la
propria simpatia -, rappresentando senz'altro parte integrante del suo modo di
essere, ma l'uomo Kitamura è senz'altro più affascinante e complesso di quanto
non possa risultare ad una prima analisi. Uno dei profili più interessanti è
dato senz'altro dall'opinione che hanno di lui i compagni di squadra. Ken è
probabilmente una delle persone su cui tetsu fa più affidamento (anche se Yukki
resta forse la personalità con cui ha più affinità caratteriali); hyde ne loda
apertamente l'intelligenza profonda e l'abilità di compositore; Yukihiro
l'ottimo carattere e lo spirito di squadra. E' un catalizzatore naturale di
attenzione e di sentimenti positivi. Ai tempi di Sakura, forse solo l'ex-drummer
riusciva a rubargli la scena in qualità di buffone di corte. E' però
probabilmente haido quello ad aver individuato il tratto più peculiare e
caratteristico del chitarrista, da cui il resto discende come naturale
corollario. Ken Kitamura è incredibilmente intelligente - e dotato di una
cultura generale medio-alta: è l'unico del gruppo ad aver frequentato
l'università, a leggere quotidianamente libri e giornali -: riesce a gestire la
propria posizione sotto i riflettori senza farsene schiacciare, coinvolge fino
in fondo il pubblico senza dare mai l'idea di sentirsene minacciato, affronta le
corvées pubbliche concedendosi con molta disponibilità e trasmettendo a
livello epidermico l'idea di una personalità molto aggiustata e stabile (il che,
probabilmente, trova un contraltare solo a scavare oltre la timidezza di Awaji.
Senz'altro né tetsu né hyde si avvicinano neppure lontanamente al suo
equilibrio). Popolare e brillante, a suo modo, del resto, Ken è fin da
ragazzino. Molto più alto della media, atletico ed ottimo studente (la Shiga
Prefectural Hikone East High School lo novera tra le personalità di
prestigio che vi si sono diplomate), viene proposto persino come Presidente del
Consiglio Studentesco. Non è un ragazzo loquace, ma è divertente: coinvolge i
ragazzi e le ragazze lo trovano attraente. Non è un leader, nell'accezione
gerarchica, ma sa farsi notare. E' conterraneo di tetsu, che conosce quando sono
ancora studenti delle scuole elementari e con cui milita nello Shounen Yakyuu,
la squadretta di baseball di cui Ogawa, di un anno più giovane, è battitore. Si
innamora della chitarra quando è ancora un bambino, giocando con quella della
sorella maggiore (figura cui, come risulta da numerose interviste, è molto
legato), con passione, ma senza particolari fanatismi. Il suo primo gruppo è una
coverband di Ozy Osbourne, con cui suona ad un festival scolastico e si
esibisce anche come cantante. A dispetto dei contesti familiari aperti e
progressisti da cui provengono Hideto e Tetsuya, Ken è il secondogenito di
una famiglia tradizionalissima e non sembra vedere la musica nel proprio futuro.
Poco dopo essersi cimentato nelle prime composizioni (composizioni che
sorprendono il leader Tetsuya e lasciano intuire da dove gli venga poi l'idea di
un reclutamento ben più importante) per i Bystonwell, nei fatti, impegnato con
gli esami di ammissione all'Università, lascia il gruppo. Iscritto al Nagoya
Institute of Technology, dipartimento di Architettura, sarà ad un
passo dalla laurea quando arriva una telefonata che gli cambia la vita e dà
avvio alla storia dell'Iride. E' questo il primo
episodio in cui è dato di incontrare il ragazzo Kitamura, non come maschera
scenica, ma come personalità. Quello che Ken si concede è un colpo di testa che
parla soprattutto di un grande coraggio, di un'autentica passione e di una
determinazione granitica: la sua famiglia, del resto, non prende particolarmente
bene la scelta di un figlio ribelle (si dice sia stato rotto ogni rapporto. In
verità Ken parla spesso - e con rispetto - dei suoi. E con molto affetto della
sorella, il che lascia ipotizzare siano dissapori superati: fosse pure alla luce
del successo personale di Ken). In fondo, chi sono all'epoca i Laruku? Una
indies che si è fatta notare, senz'altro: ma nulla di sicuro. Ken, per
contro, getta alle ortiche il lasciapassare della rispettabilità giapponese per
una carriera del tutto incerta. Non è solo un gesto di amicizia (non lo
banalizzerei senz'altro in questi termini), quanto piuttosto una scommessa su se
stesso e sulle proprie capacità. Quello del 1992-1993, del resto, è un Giappone
che ha già due grandissimi chitarristi: quell'Hideto Matsumoto (hide)
destinato a divenire un'icona generazionale, e quel Sugizo (walking
porn) che molti già indicano come il più grande esecutore della storia rock
del Sol Levante. C'è spazio per un ragazzo del Kansai, praticamente autodidatta,
che doveva diventare un architetto od un sarariman come mille altri? La
risposta sembra scontata, ma Kitamura non crede in nulla sia già scritto: ha
dalla sua una passione ed un talento che non si esprime solo nell'arpeggio delle
corde. Ken, soprattutto, è un compositore di un'inventiva e di una bravura
talmente manifesta che haido se ne innamora immediatamente (ed il loro è un
sodalizio artistico da cui sono uscite alcune delle tracce più belle e famose
dei Laruku). Sua è Voice dell'omnibus Gimmick. Sua è la seconda
traccia del primo singolo: è nel gruppo da pochi mesi, ma ne è già un pilastro.
Sul palco, Kitamura si guadagna un proprio spazio con tenacia costante. Nel 1994
è già un personaggio ed un'icona. Ha un viso innocente, da bambino. Lo sguardo
buono, leggermente strabico. E' un fumatore incallito (Marlboro Light Menthol),
un bevitore goliardico e resistente, il cavaliere di tetsu (come Sakura è
la controparte maschile di hyde), che coinvolge in fanservices ben noti a
coloro che seguirono il tour Sense of Time, nel periodo più visual. Gli
si attribuisce la fama di grande amatore: nomea di cui il chitarrista è molto
fiero e non vorrà mai smentire. Leggenda popolare vuole si sposi giovanissimo,
con un'ascensorista, ma divorzi subito dopo. Di divorzi, addirittura, c'è chi
gliene attribuisce due: in verità Ken non ne ha mai parlato, mostrando
sostanziale indifferenza per pettegolezzi che hanno unicamente concorso ad
aumentare il suo personalissimo carisma. Ha un grande amore certo: la sua
gattina Elizabeth, un certosino grigio che porta, ancora cucciolo, con sé
in Marocco e poi sul set degli Heavenly (è la gatta che appare proprio in
apertura). E' molto legato a Yasunori Sakurazawa, ma quando l'arresto del
batterista travolge il gruppo, non manca di restare al fianco di tetsu
nell'opera di ricostruzione dell'Iride. Accusa il colpo in modo evidente, al
pari degli altri. A dispetto degli altri, però, non manifesta alcun sentimento
particolare: non cola a picco come haido e non si logora nel risentimento e
nella tensione come tetsu. Suona e scrive, Ken: e cambia. Sino al 1997 era stato
il ragazzino con il rossetto e l'aria innocente e perversa insieme. A partire
dal 1998, si spoglia di ogni maschera ingenua per diventare un'icona sessuale.
E' un delirio: la visibilità di Kitamura cresce in misura esponenziale. Capelli
lunghi e spettinati ad arte, occhiali da Easy Rider, barba malfatta,
gesti sempre più espliciti, meno fanservice, una tecnica sempre più rock
e raffinata, Ken smentisce chiunque l'abbia dato in partenza come irrilevante
sulla scena dei cultori della chitarra. Grandissimo lavoratore, protagonista in
ogni passaggio televisivo, single convinto (attualmente sembra sia però
impegnato in una relazione seria con l'attrice e modella Rena Tanaka, di
dodici anni più giovane), Kitamura si è infine fatto apprezzare come leader e
cantante dei S.O.A.P. Intelligentissimo nel gestire la presenza nella
band di Sakura (non solo non nasconde mai il passato
del batterista, ma con quest'ultimo è in grado di costruire veri e propri
siparietti comici persino sull'arresto), è stato probabilmente uno dei grandi
artefici del riavvicinamento di Yasunori agli ex compagni di squadra, mostrando
quindi, per l'ennesima volta, di possedere uno straordinario talento di
mediatore.
Sotto il profilo tecnico-stilistico, Ken si è procurato la lusinghiera fama di chitarrista outsider. Non ha uno stile di scuola, ma come tetsu ha affinato una personalissima tecnica di basso, così pure ha fatto Kitamura. Molto potente nei riff, abile nei passaggi veloci, è altrettanto dotato nella veste più acustica e classica dell'arpeggio. Nei P'unk è un batterista più divertito e volenteroso che eclatante. Come cantante non ha certo la voce di haido e di Tetsuya - il suo timbro è molto acuto e sostanzialmente monocorde -, ma non sono d'accordo con chi dice risulti sgolato o sgradevole. Musicalmente i S.O.A.P. sono, a mio avviso, un ottimo prodotto ed il suo ruolo di prophet veste in modo più che adeguato lo stile di un gruppo istrionico e brillante.
Nome d'arte: Ken.
All'anagrafe: Ken Kitamura.
Alias: Ken
Data di nascita: 28 Novembre 1968.
Luogo di nascita: Shiga.
Famiglia: ha una sorella maggiore. Attualmente ha una relazione con
l'attrice e modella Rena Tanaka, ma gli vengono attribuiti due matrimoni e
relativi divorzi.
Altezza: 178 cm.
Peso: 56 Kg.
Gruppo sanguigno: AB.
Carattere: determinato, solare, diplomatico, istrionico.
Città: dall'autunno del 1993, Tokyo.
Ama: le donne, le auto sportive, la sua gatta Elizabeth - ed i gatti in
generale, il Jack Daniels.
Detesta: gli scarafaggi.
Fuma: Marlboro Light Menthol.
Stilista: Jun, Y's for men, Domon, Crazy Under Wear, 5351.
Strumenti: chitarra.
Band/Artista musicale: Billy Joel, Gristaf Crimto SPELLING
Animali: gli piacciono i gatti ed i delfini. Da bambino aveva un cane di nome Chappy
Hobby: shopping e guidare.
Legge: quotidiani, libri, riviste
Cibo preferito: hamburger e cucina giapponese.
Posted on 10 May 2006 by Sar@
tetsu

E'
curioso come i meccanismi della produzione ed il fanatismo delle fangirls
concorrano talora a confondere le acque sino ad ingenerare una quantità di
equivoci imbarazzanti ed omissioni grottesche. Tetsuya Ogawa è senz'altro una
delle vittime, fosse solo perché persino molte di coloro che si professano
appassionate dei Laruku, al dunque, sembrano sinceramente convinte il leader del
gruppo sia hyde. C'è, nei fatti, la tendenza a confondere
il cover boy con la mente di una band: il che, oltre che abbastanza
puerile, diventa incredibilmente ingiusto e mortificante se si guarda a quello
che è senz'altro uno dei migliori strateghi della musica giapponese. Come si
evince dalla stessa storia del gruppo, del resto, i
L'Arc~en~ciel si trovano ad attraversare (agli esordi e poi nell'orribile 1997)
una serie di fortunali da cui assai difficilmente sarebbero usciti indenni, se
al timone non ci fosse stato qualcuno in grado di unire ad una passione
spropositata nervi d'acciaio. E talento. Tanto: perché Tetsuya Ogawa non è
senz'altro uno qualunque. Peccato troppo spesso questo dettaglio venga
accantonato, il nostro liquidato con due parole e posposto all'onnipresente ed
ingombrante hyde. Il motivo è presto detto e, per quanto sia intollerabilmente
stupido, è onesto e doveroso parlarne senza ipocrisia (esattamente come farebbe
Tetsuya): agli occhi del pubblico (soprattutto occidentale), tetsu non è bello
come il cantante. Ergo, per ragioni che poco o nulla hanno a che fare con la
musica, può esser messo da parte. Poco importa sia il cervello del gruppo, il
grande pianificatore, il compositore di alcuni dei singoli che hanno venduto di
più e persino quello che ha trasformato un ragazzo di provincia in un'icona
internazionale: è brutto e suona il basso (opinione limitante e mortificante,
poi, perché tetsu è anche la voce di background ed il vocalist dei P'unk. Non solo: pochi sanno da adolescente abbia fatto la comparsa in numerosi dorama e gli sia stata proposta una carriera da attore, mai davvero presa in considerazione). Benché ritenga che anche le sole due
immagini che ho inserito concorrano a smantellare in modo significativo questa
tesi (Tetsuya non è molto fotogenico, a dir la verità, ma è tutt'altro che
brutto. Ha un viso decisamente particolare, non regolarissimo, ma interessante),
è senz'altro una di quelle voci da cui bisogna partire per descrivere e
comprendere la personalità di un uomo non meno complicato di
hyde, per ragioni, però, che, nell'identità di alcune radici, divengono poi
profondamente difformi. E' un punto di partenza importante perché tetsu non ha
un rapporto proprio idilliaco con i fans: non nutre, cioè, particolare fiducia
nell'onestà del seguito. Ne consegue che, a differenza del suo vocalist, ad esempio, tetsu
non fa nulla per farsi amare. E' spietato, diretto, brutale persino con chi
dovrebbe blandire. Quando
lo trovo descritto nel solito fandom corrotto (per intenderci, quello che ha
fatto di yacchan uno stupratore maniaco) come un
tenerone arrendevole e piagnucoloso, giuro, mi faccio qualche grassa risata:
perché se c'è uno innocuo solo nell'aspetto, quello è Tetsuya Ogawa.
Intendiamoci: non è un criminale di guerra, né un dio della morte (nickname
icastico con cui pare Die e Toshiya dei Dir en Grey apostrofino l'inquietante
leader, Kaoru Niikura), ma, benché sia attualmente il piccolo del gruppo
(nella prima formazione major era Sakura il più giovane), sa molto bene come
farsi rispettare. Se si dovesse sintetizzare la personalità di tetsu in una sola
qualificazione, almeno due aggettivi potrebbero contendersi la parte:
perfezionista o severo. Sono queste le cifre in cui si iscrive un
ragazzo che non perdona, non dimentica, ma sa anche guardare avanti. Meno
competitivo di quel che si crede e sorprendentemente modesto (in Tetsugaku non
fa che ripetere quanto sia stato fortunato, fortunato, fortunato, quando è lo
stesso hyde ad annotare - 11 aprile 1996 - qualcosa sul genere "a
furia di lavorare così, sapevo che sarebbe crollato"), tetsu è soprattutto
uno che sa dove vuole arrivare e, fissato il bersaglio, lo raggiunge.
Inevitabilmente o quasi. Che tipo è Tetsuya Ogawa? Dalla pagina ufficiale del
gruppo non è dato trarre senz'altro molte informazioni: come
hyde, però, ha raccontato abbastanza da aiutare non poco chi voglia saperne
di più (ha rivelato molto anche della genesi dei Laruku, s'è per questo: il
capitolo 34 di Tetsugaku è una vera e propria cronaca dell'Osaka era).
Altro aggiunge il photobook "Is", che ha avvalorato per altro l'ipotesi
abbia effettivamente due sorelle minori, con le quali appare in una delle
classiche fotografie familiari (per altro parla spesso di nipoti, sicché non è
un'illazione fangirlesca lanciata tanto per fare). Tetsuya nasce ad Hikone, nella prefettura di Shiga (voce che si lega al fatto Ken Kitamura, suo amico d'infanzia
(abita a soli cinquanta metri di distanza), si diplomi proprio alla Shiga Prefectural Hikone East High School) da
quella che ha tutta l'aria d'esser la classica famiglia della classe media: una
coppia mediamente felice, tre figli ed un cane (il pomerarian Ren). E' un
primogenito, il che lascia ipotizzare maturi da questa sua posizione nell'ambito
familiare la propensione ad occuparsi - anche alla stregua di una vera e propria
babysitter - degli altri membri del gruppo. E' un bambino singolare: monomaniaco
nei propri interessi, molto attaccato alla propria madre (frequenta l'asilo per
un solo anno, a dispetto dei due ordinari. E sembra ne abbia tentato la fuga, perché spaventato dagli altri bambini. 'Sono un figlio di mamma',
dice ridendo), appassionato di anime e modellismo (Gundam. Come naturale
per un bambino nato nel 1969). E' in quest'ultima passione, per altro, che svela
molto di sé: non si limita ad assemblare i pezzi secondo le istruzioni, ma
costruisce prototipi del tutto originali con sezioni appartenenti a diverse
confezioni. Fin dall'infanzia, Tetsuya è un bambino dotato di uno spiccato senso
critico e di un'inquietante autodeterminazione: vuole gli venga comprato solo
quello che vuole e decide di usare. Sa che non vorrà mai essere un sarariman.
Contesta l'idea delle gerarchie. Pretende di pensare con la propria testa:
quando capisce che il rigore sociale del mondo in cui vive non glielo permette,
smette di applicarsi. Passa pertanto per un allievo mediocre (benché sia piuttosto interessato, oltre che alla musica, all'arte ed alla storia). E' molto dotato
per gli sport, benché piccolo e gracile. Ama il calcio europeo, ma la chiusura
del club scolastico lo costringe a ripiegare sulla squadra di baseball, dove milita un
senpai che avrà un gran peso nella sua storia, Ken
Kitamura. Benché possa sembrare incredibile a quanti sanno della grave
miopia di tetsu, Ogawa è all'epoca il battitore di punta della squadra: un
talento naturale, visto che ammette candidamente di non aver mai provato
particolare interesse per gli allenamenti. E' un adolescente curioso: da un lato
c'è una specie di otaku - vittima del tristemente noto bullismo
giapponese (benché dica 'mai molestato fino al punto di pensare al suicidio'.
Il che fa pensare però a che livello possano arrivare certe violenze) -,
dall'altro un ragazzo a suo modo popolare, che non si vergogna di niente, che
regala cioccolata a San Valentino, che fa da cupido per gli amici imbranati e
coinvolge la girlfriend di turno nella sua passione per i Dead End. Un
ragazzo che non indossa i pantaloni della divisa - preferisce i jeans - e non si
vergogna di puntare il dito contro il conformismo degli stessi insegnanti, cui
rimprovera di giudicare i teppisti dai capelli, quando i veri delinquenti
hanno spesso la divisa perfettamente allacciata. E', fin d'allora, quel che
si direbbe una linguaccia. Non risparmia nulla a nessuno. Chiama la
verità con il suo nome: e così anche i sogni. Scopre davvero la musica accanto a
Kitamura, probabilmente tra gli undici-dodici anni,
decidendo con la sua granitica determinazione di farne il proprio futuro: è così
che, concluse le scuole superiori, passa da un part-time all'altro in attesa di
costruire il gruppo dei suoi sogni, dando avvio ad una storia che già
è stata illustrata. Arriviamo, pertanto, al tetsu che conosciamo oggi: un artista che si
ama o si odia, ma non può lasciare indifferenti. La fama recente di Ogawa, non a
caso, si lega a tre canzoni tanto controverse d'esser quasi imbarazzanti per il
gruppo: Perfect Blue, Milky Way e Bravery. La semplice
lettura dei testi obbliga, sola, a riflettere sull'idiozia di chi ha associato
il bassista ad una musica pop e poco impegnata: la circostanza prediliga sonorità
brillanti, nei fatti, non cancella l'evidenza di come le parole delle tre liriche siano
autentici macigni. Per chi sia nuovo alla storia dei Laruku e non ne abbia
presenti i contenuti, molto sinteticamente, è esegesi condivisa le prime due
siano un atto di accusa portato a Sakura (e, probabilmente, allo stesso hyde),
mentre l'ultima sia il manifesto politico di tetsu contro i fans più
superficiali e modaioli. Il caso di Bravery è anzi tanto clamoroso che
non mi risulta sia stata più eseguita nei concerti dopo il Real Tour.
Scrive infatti il leader (e viene da chiedersi quanti abbiano nei fatti un
simile coraggio. Ma tetsu è anche uno che ha detto esplicitamente che
l'importanza di un nutrito seguito di appassionati è prima di tutto di matrice
economica. Viva la sincerità) "Potete anche dire che siete in grado di
vedere tutto, ma se il vostro guardo si ferma alla superficie, cosa potete
saperne veramente? La verità non sarà mai condivisa da nessuno", o ancora "Non
siamo come ci avete immaginato. E' solo un mondo che avete costruito", "Se
la strada che abbiamo scelto [per te] è solo un errore, non ti staremo tra i
piedi. Tu non hai il coraggio di conoscere la verità"*: frasi che l'hanno
fatto tacciare di arroganza ed ingratitudine. La verità profonda di questa
canzone va però ricercata nel rapporto con le altre liriche citate e con la
frase con cui tetsu apre la propria arringa "Dicono 'Erano meglio prima'",
dove il prima è, ovviamente, Sakurazawa Yasunori. Il rapporto tra Sakura e tetsu
è un altro di quei capitoli che ha scatenato le illazioni più maligne e
gratuite, alternativamente facendo passare il leader per una vittima patetica o
per un carnefice brutale. La verità è che Tetsuya, con l'incidente del
1997, non perde semplicemente un elemento importante del proprio gruppo, quanto
la faccia: perché se è vero che le fangirline guardano solo hyde, vero è
soprattutto che la Ki/oon guarda a lui. E, poco ma sicuro, lo richiama
all'ordine. E' Tetsuya, del resto, che ha reclutato Yasunori. E' Ogawa il
leader: ed il suo batterista, un tossico. Kitamura, suo amico d'infanzia, ha
rinunciato ad una brillante carriera per aiutarlo: ed ora il sogno è finito; hyde
ha l'esaurimento nervoso (se non è a propria volta tossicodipendente, come molti
dettagli e troppe voci lasciano pensare): tetsu è fondamentalmente solo
davanti ad una catastrofe, senza potersi permettere di crollare. E' lui a
stabilire contatti con Awaji (consigliato da Sakura, in
ogni caso). E' probabilmente ancora lui che spedisce in vacanza hyde alle Hawaii
con i genitori. Ed è ancora lui, che, con Ken e Yukihiro, lavora nello stesso
periodo a quel Dive to Blue con cui, ancor più che con Niji, i
Laruku escono dal buco nero. E' un'esperienza massacrante sotto tutti i profili:
è evidente Ogawa non possa perdonare nell'immediato il batterista. E' semplicemente
umano. Se in Milky Way l'attribuzione di un qualche messaggio per l'ex-drummer
è controversa (c'è chi la rintraccia nella strofa "Bugie - quel tempo non è
diventato una bugia / Occhi - se chiudi gli occhi, sta solo fuggendo verso un
ricordo / Ma anche se fosse qui non cambierebbe nulla / Ciò che è importante non
è il passato, è il futuro scintillante"), di certo non si può dubitare di
Perfect Blue, opera dalla violenza verbale spropositata: "Non capisci il
crimine che sta sotto il tuo sorriso imbambolato? Se non incontrerai mai quegli
stessi occhi, potrai mai capirlo del tutto?", "La fai facile, con quelle
storielle inventate / i soldi che hai ottenuto mi fanno venire la nausea /
Sembri un guidatore della domenica / che oltrepassa a gran velocità un semaforo
rosso", "Ciò che posso fare io è solo alzare il dito medio" ed infine
"Ho esattamente l'impressione di essere stato morso dal cane che ho allevato"**
(e qui c'è chi dice che il destinatario non sia solo il batterista). Poiché è
Sakura il musicista che supporta tetsu (come Tetsu69) in Reverse,
è evidente il tempo abbia portato un riavvicinamento: riavvicinamento che non
cancella però il fatto l'episodio vada citato perché è icastico della
personalità di un uomo capace di grandi slanci, ma la cui onestà assume anche i
contorni di una spietata assolutezza. E duro, fin quasi a sembrare gelido, tetsu
è su molti fronti: dal lavoro ai sentimenti. Non si abbandona. Non cede. E' in
grado di provare un affetto quasi paternalistico per i compagni di squadra (in particolar modo nei confronti di haido, che tende a vederlo come un fratello maggiore, lamenta la sua indifferenza e, pare, ai tempi di Osaka gli capitasse spesso tra i piedi alla querula preghiera di Posso venire da te, Tetchan?, miagolata da un telefono pubblico sotto casa del bassista), ma
non gli si riconoscono grandi passioni (se non forse quella un po' bambinesca
per Gundam e Shin Seiki Evangelion). Una leggenda metropolitana è
poi quella che lo vuole fashion victim a 360°: tetsu è un altro che ha
un'immagine pubblica molto lontana da quella privata, al punto che è il primo a
ridere dell'espressione shockata di chi lo intervista e si sente dire che, se
non deve uscire, di sicuro non perde tempo a cambiarsi i vestiti. Vero è gli
piaccia lo shopping, ma non è, come si potrebbe credere, un vizio da star. Ogawa
è in verità un uomo molto moderno: da sempre. La sua mentalità (e la storia
della sua infanzia e della sua adolescenza lo mostra) è molto poco giapponese.
Ha un'idea del tutto paritaria del rapporto uomo-donna, è molto ordinato e fin
da ragazzino si diverte a fare acquisti con la ragazza di turno. Ha anche
abilità molto virili: è noto, nei fatti, gli piacciano le automobili e sia un
eccellente guidatore. Non si vergogna della propria miopia e porta spesso gli
occhiali in pubblico. Non fuma e detesta in modo esplicito i fumatori (è una
diceria credibile quella che lo vede, ai tempi di Osaka,
sbattere sulla veranda del proprio appartamento hyde o Ken, come si accendevano
una sigaretta). Non lo si vede spesso perdere il controllo, ma di sicuro è qualcosa che non si dimentica: come probabilmente ben ricorda il conduttore di Pop Jam, reo di aver più volte apostrofato i Laruku come una visual band (vox populi sostiene che, esasperato, tetsu abbia fracassato il basso a metà dell'esecuzione e se ne sia poi andato, seguito alla chetichella dagli altri). Il fandom gli ha associato la fama del piagnone (ma allora si
dovrebbe aprire una parentesi sul fatto hyde non sia
tanto da meno), perché non ha mai negato di essere facile alla commozione: a
questo punto, però, sarebbe proprio da valutare se ciò sia davvero sintomo di
debolezza o non, come è di gran lunga più probabile, di coraggio.
Bravery, appunto: qualcosa che a Tetsuya Ogawa non manca di certo e per cui
merita ammirazione e rispetto profondo. Una parentesi piuttosto curiosa è quella
dell'amicizia (?) che lo lega a Takanori Nishikawa, ai più noto come
l'idol della sigla T.M.Revolution. Malgrado l'aspetto giovanile, il
celebre cantante e conduttore televisivo è infatti pressoché coetaneo di Ogawa e
conosce quest'ultimo dai tempi di Osaka. Prima d'imbattersi nei Jerusarem's
ed in un piccolo miracolo chiamato Takarai, è infatti probabile tetsu pensasse
proprio a Takanori nel ruolo di vocalist. Sfumato il progetto, quest'ultimo
esordì con i Judy and Mary (parte della cui carriera coincise con quella
dei primi Laruku). Perché ricordare un contatto mai tradotto in nulla di
concreto? Perché pare Takanori abbia un debole manifesto per Tetsuya, al punto
da rinfacciargli la sua freddezza in un contesto pubblico ed imbarazzante quale
può essere quello di un'intervista. In due occasioni, per la precisione (2003 e
2005), Nishikawa ha mostrato di saper leggere davvero in profondità in Ogawa,
sintetizzando in un laconico asserto la sua controversa personalità. 'Alla
fine pensi talmente tanto a cosa dire e a come dirlo che non riesci più a
chiamare o a rispondere ai messaggi degli altri'.
Sotto il profilo tecnico-musicale, Tetsuya Ogawa deve essere trattato almeno in una duplice veste: in primo luogo quale bassista e compositore dei Laruku, poi in qualità di cantante. La peculiarità del basso come strumento - il fatto tenda ad essere considerato un tono di background - rende molto difficile valutarne la concreta presa sotto il profilo armonico, ma è opinione condivisa tetsu sia uno dei migliori bassisti della scena musicale giapponese (e quello di basso è infatti il ruolo che ricopre anche nei Creature Creature). Come Kitamura, essendo praticamente un autodidatta, non soffre di reminescenze stilistiche di scuola, ma si afferma con una linea definita ed indipendente. Benché siano rari assoli come quello di Taste of Love (che si apre con un lungo arpeggio), spesso è proprio il basso di Ogawa lo strumento da cui hyde riceve l'attacco. Come cantante, tetsu vanta una qualità non molto comune in una scena musicale invasa da fumatori: una voce che si è mantenuta nel tempo e che ha forse acquistato toni con l'esercizio. Più acuta e leggermente meno modulata di quella di haido, è particolarmente adatta al controcanto, ma è stata in grado di vestire ottimamente anche la rilettura stilistica dei vecchi brani dei Laruku (in versione P'unk).
Nome d'arte: tetsu nei L'Arc~en~ciel, TETSU69 come
solista.
All'anagrafe: Tetsuya Ogawa.
Alias: Tetchan
Data di nascita: 3 Ottobre 1969.
Luogo di nascita: Shiga.
Famiglia: ha due sorelle minori. Attualmente è single, ma sembra abbia
avuto una lunga relazione con Kaori Mochida.
Altezza: 165-167 cm.
Peso: molto minuto. Penso 50-52 Kg.
Gruppo sanguigno: A.
Patologie: soffre d'insonnia ed ha una grave miopia.
Carattere: insicuro, perfezionista, severo, sostanzialmente introverso.
Città: dall'autunno del 1993, Tokyo, dove pare pure abbia collezionato
ben sette traslochi.
Ama: i grattacieli, perché sono il simbolo del successo, il modellismo,
lo shopping, anime e manga (in particolar modo Gundam e Shin Seiki Evangelion),
il colore rosa.
Detesta: i fumatori, il disordine, i paparazzi.
Stilista: Y's, Gucci, Armani, DKNY, Candy Stripper, Bett Y's Blue,
Vivienne Westwood, Hysteric Glamour, Super lovers, Ozone Community.
Orientamento religioso: pare che i suoi genitori siano cristiani, ma
tetsu risulta piuttosto indifferente per quel che riguarda il problema fede.
Strumenti: pianoforte, chitarra, basso.
Band/Artista musicale: Sid Vicious, Bill Idol, Billy Joel.
Animali: gli piacciono i cani. La sua famiglia aveva un pomerarian di
nome Ren.
Hobby: shopping e modellismo.
Legge: riviste di moda e design (Vogue, Elle)
Cibo preferito: melone e cucina giapponese, purché non casalinga.
Manga/Anime: Gundam, Shin Seiki Evangelion.
* Una traduzione completa ed accurata del testo, con
un'interessante esegesi è presente in
Centigrade.
** Una traduzione completa ed accurata di questo testo e del precedente è presente in
Sakura Garden.
Posted on 10 May 2005 by Sar@
hyde

Parlare del volto
simbolo di un gruppo che a propria volta è senz'altro il simbolo della musica
giapponese è un'impresa talmente complessa che viene spontaneo considerare
troppo ambizioso e presuntuoso il progetto perché possa uscirne qualcosa di
buono. Poiché tuttavia hyde è senz'altro una delle innumerevoli ragioni per cui i
L'Arc~en~ciel sono quello che oggi i fans di tutto il mondo conoscono, credo
valga la pena di tentare qualcosa di diverso e più approfondito di quanto
purtroppo non si faccia di solito nei siti dedicati al gruppo o,
monograficamente (come avviene con incidenza ancora maggiore) al vocalist. In primo luogo c'è un mito da sfatare: non è affatto vero hyde sia così bravo a
nascondersi e ad occultarsi dietro la maschera del palcoscenico. Come pure il
leader, tetsu, nei contesti più impensati e nei modi più
curiosi e, talora, tanto ingenui da risultare incredibilmente teneri, racconta
ed ha raccontato molto di sé. Semplicemente bisogna leggere spesso e volentieri
tra le righe, per penetrare una personalità che è affascinante in quanto - e
soprattutto - incredibilmente complicata. Non è un caso abbia scelto queste due
immagini dell'uomo: l'icona sessuale ed il ragazzo un po' timido - ma con dei
sorrisi davvero splendidi - di Wakayama, Kansai. Non è infatti possibile rendere
ragione dell'uno senza l'altro, in un gioco di specchi che lascia il biografo (o
l'aspirante tale) incredibilmente confuso e spesso interdetto. Se vi sembrerà di
leggere informazioni tra loro ossimoriche vorrà dire che avrò fatto un buon
lavoro: perché è esattamente su tali basi che si fonda il carisma di una delle
rockstars più note della scena musicale non solo giapponese, ma - a guardare
l'attesa per le performances statunitensi del cantante - ormai mondiale.
Come già detto, nondimeno, haido non è che lo strato più superficiale di un uomo
ormai trentottenne, che domina lo showbiz da oltre vent'anni con
un'intelligenza - istintiva o voluta: è difficile dirlo - ammirevole. Chi è
storicamente haido? La leggenda vuole anche in questo caso non vi sia nulla di
certo: se non che, non ancora maggiorenne, il nostro (come già
detto) aveva bisogno di affittare l'ormai celebre
studio A dell'Iwaki. E poiché nessuno affitta niente senza regolare denuncia
delle generalità, sembra proprio le ricevute recassero l'impronta di un giovane
sconosciuto chiamato Hideto Takarai. Ad avallare questa tesi c'è anche il
suo primo nome d'arte da chitarrista, Hide (hidé), abbreviativo piuttosto
comune per il nome Hideto. Un nome, però, potrebbe anche non voler dire nulla,
se non si tenesse conto che in questa storia, nonché nella crescita così
straordinaria di una delle voci più note del Giappone, proprio quel Takarai
assume un'importanza determinante. E' infatti legittimo chiedersi se Hideto
sarebbe mai divenuto haido laddove non fosse nato dai propri genitori. La storia
della maschera scenica è, nei fatti, prima di tutto la storia di due ragazzi che
sfidarono tutte le regole del conformismo e della tradizione del Giappone per
vivere una travolgente storia d'amore: ed è da tale storia, nonché dalla
fierezza con cui haido ne ha sempre parlato, che ho deciso di partire, copiando
qui un passo della mia fanfiction-biografia non autorizzata, "Sometimes before",
costruita proprio partendo dalla ricostruzione minuziosa, documentata e storica
del background familiare di Hideto Takarai.
"I Takarai avevano abbandonato il loro piccolo villaggio ad un’età in cui i giovani giapponesi si trovavano di norma a ripagare le famiglie degli sforzi intrapresi per allevarli e mantenerli. Lui aveva diciotto anni, la testa piena di musica gaijin e, a detta dei genitori di lei, nessuna voglia di combinare qualcosa di serio nella vita. Un capellone come quello, del resto, era evidente non potesse farsi nessuna posizione accettabile. Lei ne aveva diciassette e se n’era innamorata al primo sguardo, per quel sorriso malizioso e quegli occhi ardenti e quei sogni esotici e colorati con cui le aveva fatto girare la testa prima ancora d’ammaliarla con i suoi baci. Aveva sempre creduto di poter accettare un matrimonio combinato come si conveniva ad ogni saggia e riconoscente figlia del Giappone. Poi l’amore le aveva chiesto una prova di coraggio ed aveva scoperto di possedere una qualità che suo figlio avrebbe ereditato sino alle estreme conseguenze: una forza spropositata. Aveva teso la mano ed accettato, raccogliendo le poche cose che possedeva e chiudendosi alle spalle una porta che celava il suo passato, la nostalgia, la tenerezza ed una vita che sapeva di vecchio. Tra le dita di lui, mentre scendevano a valle tra le lucciole delle notti del Kansai, per contro, c’era tutto il suo futuro. Avevano scelto Wakayama perché non potevano vivere solo di quella passione giovane, ardente, sconsiderata, e di sogni che non avrebbero sfamato nessuno. Avevano scelto Wakayama, perché era una città abbastanza grande per nascondere l’illegittimità del loro colpo di testa e dare una forma alle ambizioni che genitori conservatori non sapevano vedere. Lui era bello, portava i capelli lunghi, ma non era lo scansafatiche con cui lo identificava la maldicenza di un buchetto di provincia. Lei era piccola, sembrava debole, ma aveva già deciso di non tornare indietro. La loro prima casa era stata una stanza poco più grande di un ripostiglio, ma vi si erano adattati come tiepidi semi in un guscio. Wakayama odorava di sole, odorava di mare e della libertà che parlava un’altra lingua. Lui aveva dei risparmi ed aveva persino individuato il posto giusto: il locale sembrava fatiscente, ma a rimboccarsi le maniche ne avrebbero fatto una reggia. Se lei voleva, ovviamente. Non era una domanda che potesse farle senza pensare di ricevere in cambio un entusiasmo forse ancora più vivo, ancora più eloquente, ancora più forte di quello che pure lo attraversava. Era esattamente la stessa risposta che aveva dato alla proposta della fuga e poi al matrimonio ed ora a quella nuova avventura. ‘Sì, lo voglio. Lo voglio. Voglio diventare la padrona di un pub. Voglio gestirlo insieme a te’. Quando l’avevano acquistato – un prezzo accettabile, ma pur sempre tutti i loro risparmi – sembrava una brutta scatola di cartone scrostato. Lei non sapeva se dipendesse dal fatto avesse imparato a guardare tutto con gli occhi del cuore – con gli occhi di lui -, ma già si sentiva la regina di un castello. Un castello che presto avrebbe avuto la sua principessa. Quando gliel’aveva detto, a dir la verità, non le era parso particolarmente contento. Era vero, l’Apple aveva appena aperto, c’era tanto da lavorare, la clientela da guadagnare, ma un figlio, in fin dei conti, sarebbe stato solo il segno definitivo del radicamento che avevano guadagnato con un colpo di testa. Un bambino, invece, era un colpo al cuore. Solo quello. Lui aveva capito e non le aveva chiesto altra rinuncia che prendersi cura di se stessa e della creatura che portava in grembo. Non avevano comunque smesso di amarsi e cercarsi ogni notte in sogni brillanti, che ospitavano però ora una stella in più. Gli aveva detto di sperare con tutto il cuore fosse una bambina, per farne forse una di quelle bambole di cui ancora sentiva la nostalgia. A lui non importava particolarmente, perché non era mai stato il tipo da pretendere il rispetto per la famiglia e le tradizioni a tutti i costi. Sospettava, comunque, preferisse un maschietto, fosse pure perché un giorno avrebbe potuto aiutarli a portare avanti il locale. ‘Ma nascerà in un mondo diverso dal nostro. Ed anch’io sono una donna’, gli ricordava lei, con la pancia sempre più gonfia di un fiore che sarebbe però sbocciato solo nel tiepido inverno del Kansai. Fosse per quell’attesa, fosse per il fatto che un nascituro dava una parvenza di rispettabilità a qualunque legame, i Takarai cominciarono a stringere rapporti finalmente amichevoli con la città che li aveva accolti fuggiaschi e li vedeva ora persino proprietari di un locale ben avviato.
L’Apple aveva suscitato da subito qualche perplessità per quel nome tanto esotico ed apparentemente insensato, come pure per il fatto vi si servissero anche liquori gaijin e, soprattutto, vi fosse ospitato un infernale aggeggio che a tutti ricordava troppo gli americani: un juke-box. Quando poi l’avventore incuriosito decideva di farlo suonare, del resto, avrebbe scoperto che l’anima era esattamente quella: yankee e contestataria. Libera e colorata. E i Takarai, che ascoltavano i Beatles e provavano una pena profonda per un popolo vicino straziato dal napalm e dall’ennesima guerra coloniale – per quanto vestita di ideologia e buone intenzioni -, inutilmente provavano a spiegare quella fosse la voce dell’Europa e non di un continente giovane, feroce e vorace. Alla fine si erano arresi ad inserire qualche enka di supporto e ad ascoltare in solitudine quattro baronetti che parlavano dei loro stessi miraggi in una lingua sconosciuta e bellissima. I più passavano dalle parti dell’Apple per bere qualcosa nel fine settimana, per consumare un pasto frugale prima di andare al lavoro e per spiare da vicino quella felicità tanto diversa da come veniva tramandata dai buoni costumi familiari: una pace autentica, ignominiosa e totale. Il 29 gennaio del 1969, in un giorno tiepido e chiaro di quell’inverno marino, breve e profumato di arance, la vita che avevano concorso a creare, nutrendola delle ambizioni solide dei loro cuori ardenti, vide finalmente la luce: era piccola e morbida e pareva vibrare di tutta la passione di un amore su cui nessuno voleva scommettere, ma che si era rivelato più solido e forte di ogni aspettativa. La nascita di Hideto, a ben vedere, aveva portato nella loro esistenza qualcosa di molto più forte e consistente di un semplice mutamento. Il fatto stesso fosse un maschio, cioè – ovvero un erede per i Takarai – riaccendeva brutalmente l’interesse di famiglie che avevano fatto il possibile per dimenticare l’onta rappresentata da quei due eredi sconsiderati. Non che fosse contemplata l’ipotesi del perdono – una fuga come la loro prevedeva tutt’altro -, ma la creatura avrebbe meritato senz’altro di meglio che patire unicamente l’esempio di due genitori debosciati. Il piccolo principe – come sua madre avrebbe seguitato a chiamarlo ben oltre un’età in cui il gioco potesse apparire lecito -, in ogni caso, non sembrava particolarmente turbato da quella faida domestica, fosse pure perché essere l’oggetto del contendere importava semplicemente fosse viziato tre volte tanto. Ed essere una minuscola bambolina di carne non gli aveva per questo mai impedito di intuirne tutti i sottesi vantaggi.
La prima realtà della vita con cui il piccolo Hideto avesse assunto piena familiarità, era stato il meraviglioso universo dell’abbigliamento femminile. Per quanto pure suo padre trovasse leggermente shockante trovarsi una specie di confettino bianco coperto di pizzi rotolare goffamente sul lucido pavimento dell’Apple, si era sempre detto fosse semplicemente una mania passeggera di una madre un po’ eccentrica, che non avrebbe danneggiato davvero nessuno. E poi Hideto, con quegli occhioni grandi, il naso a patata e i capelli lunghi, lucidi e neri sembrava davvero una femminuccia carina".
Si tratta ovviamente
di una descrizione romanzata, ma in cui non v'è praticamente nulla di inventato.
Purtroppo non sono più riuscita a ritrovare la mia prima fonte, ma posso
riportare come fatto certo che i genitori di haido non sono originari di
Wakayama, ma di un piccolo centro di provincia non molto lontano dal cuore della
prefettura (forse Kagoshima). Come ricorda lo stesso Hideto intorno al 1996, alla sua età (tenendo
presente ovviamente il contesto dell'intervista), i suoi genitori avevano un
figlio che già frequentava le scuole elementari da un po'. Da un rapido calcolo,
pertanto, si può dire che i Takarai nascono tra il 1948 ed il 1951: sono cioè la
prima generazione giapponese dopo il Secondo Conflitto Mondiale, il che ha
un'importanza storica pregnante. A differenza cioè della generazione che li ha
preceduti, si confrontano con un mondo già molto aperto ad Occidente, impegnato
nella ricostruzione, ma anche in una forte rilettura contestataria della
tradizione. I Takarai, non a caso, ascoltano i Beatles, ma non solo.
Commentando il photobook "Is", haido si concentra su una foto che lo
ritrae a forse un anno di età, sotto un poster che celebra senz'altro un gruppo
americano. A dir la verità non mi sembra si tratti degli ABBA (come sostiene il
cantante), ma il fatto stesso nomini quel gruppo (il cui primo singolo data
1972, ma la cui fama culmina tra il 1973 ed il 1974) è un'ulteriore indicazione
cronologica di rilievo. Resta il fatto che se la passione per la musica
gaijin può non essere qualcosa di così straordinario nella generazione anni
'70, senz'altro non è nulla di comune nella loro. Il vero outsider è il
padre di haido (cui per altro il figlio somiglia moltissimo, benché haido sostenga di amare il proprio viso perché vi ritrova entrambi i propri genitori), contro cui si
schiera la famiglia di lei. Come dirà lo stesso cantante, sua nonna
(materna) non fa mistero di considerare il genero un poco di buono. La
futura signora Takarai, nondimeno, si allontana a propria volta dallo stereotipo
remissivo della figlia modello: all'Hideto adolescente e ribelle, non a caso,
gli amici di famiglia raccontano le escandescenze di una ragazzina che
minacciava il suicidio, se non le avessero permesso di sposare il ragazzo dei
suoi sogni. Segue una fuga d'amore, che viene in parte perdonata solo con la
nascita dell'erede. Nessuna delle due famiglie aiuta comunque i figli ribelli: i Takarai vivono in ristrettezze almeno sino alla nascita di Hideto ed anche
successivamente devono lavorare entrambi per far quadrare il bilancio. Com'è
l'infanzia di haido? Segnata senz'altro dall'equivoco sessuale. La madre
desidera una bambina e lo veste e lo tratta come se fosse tale, fin dal
dettaglio del celebre zainetto rosso (usato di norma dalle femmine) con cui lo
manda all'asilo Matsue (un paio di blocchi dall'Apple), per arrivare a
completini da notte, che tuttavia il piccolo Hideto alla fine si strappa di
dosso. Lamenterà di volerlo figlia fino a che il piccolo non avrà sei o sette anni (a quel punto
suppongo Hideto avesse già una consapevolezza sessuale più sviluppata). E' un
bambino timido in modo parossistico, dipendente, che piange per nulla e fa la
pipì a letto fino alle scuole elementari. Fatica a staccarsi dalla madre, che la
mattina lo accompagna in bicicletta, e tende a vivere il fatto d'essere l'ultimo
a poter tornare a casa (perché entrambi i genitori sono impegnati con il duro
lavoro del pub) come una specie di abbandono. Ha due amiche del cuore, Aya e
Kana, con cui cattura rane. Ha anche un persecutore ufficiale (è
impressionante ne abbia un ricordo molto netto): un bambino suo vicino di casa,
Tetchan (sembra destino), che lo mette in imbarazzo mostrando il ritratto che ha
fatto della bambina di cui è innamorato, Tomo-chan. Non è un bambino molto
sociale, ma muta in fretta, quando il padre lo iscrive ad un corso di Kung-fu
(manterrà buoni rapporti con il proprio maestro fino all'adolescenza
inoltrata). A partire da questo momento, Hideto sviluppa quasi una seconda
personalità, istrionesca ed attraente, che lo rende molto popolare tra i propri
coetanei. E' pigro e dormiglione (glielo rinfacciano gli stessi compagni di
band), ma ha molto talento negli sport. Pattina benissimo e diventerà un ottimo
ballerino (prenderà per due anni lezioni di break-dance nell'adolescenza). E' un bambino con le chiavi di casa: impara molto presto,
cioè, ad essere autonomo rispetto ai genitori, che comincia ad aiutare intorno
ai dieci anni al pub. E' anche un figlio molto viziato: racconta di una
bicicletta con il logo dei Kamen Rider estremamente costosa per le
risorse dei genitori, ma che pure gli viene regalata. Così una tuta da militare
(erano i tempi di Rambo). Ha una salute decisamente cagionevole (nel '93,
all'intervistatrice che gli chiede quali malattie infantili ha avuto, replica
secco 'una marea', mentre gli altri membri del gruppo lo deridono perché è quello 'che prende sempre il raffreddore') ed è daltonico (dal tipo di difficoltà che descrive,
probabilmente, è un daltonismo tricromatico. Non distingue cioè le tinte troppo tenui), il che limita in parte l'innata e
notevole vena artistica che manifesta fin dalle elementari (cura gli annuari e
le mostre per conto della classe). Ai tempi delle scuole medie Kawanishi, ha
senz'altro un buon numero di amici (maschi), con cui scorrazza in bicicletta e
va in campeggio d'estate. Qui emerge una prima contraddizione: haido ha amici
con cui passare le vacanze, ma come meta sceglie la montagna 'perché non c'è
il pericolo di incontrare gente estranea'. Malgrado la sua apertura
progressiva verso l'esterno, cioè, tende a chiudersi morbosamente in un nucleo
definito di volti noti (è un'attitudine che anche haido-uomo manterrà intatta).
Proprio in montagna, intorno ai dodici anni, ha un grave incidente che tende a
ricordare come uno dei momenti più penosi della propria vita. Rimasto indietro
rispetto agli amici, si getta nei fatti da un pendio con la bicicletta, salvo, a
causa di una buca, cadere rovinosamente. Si frattura malamente il braccio
sinistro e riporta una grave ferita al collo (probabilmente con una lieve
lesione nervosa che si riflette leggermente sull'occhio sinistro), oltre ad una
quantità di tagli al viso (labbra e mascella). Viene salvato da un fattore che
per primo ricorda con grande gratitudine. Come si può notare sin qui, i racconti
sull'infanzia di haido sono estremamente dettagliati e sorprende sia lo stesso
cantante a concederli con una certa disponibilità, perché è notorio sia una
persona non solo molto timida, ma riservatissima. Sorprende meno, però, se si
pensa che la cerchia di amicizie dell'haido-star si allarga di pochissimo.
Ancora nei diari del 1996, Hideto non vede l'ora d'esser libero dall'attività
promozionale, per tornare a Wakayama dai suoi amici. Takarai è dunque
qualcuno che non solo non dimentica il proprio passato, ma nutre nei confronti
dello stesso un attaccamento nostalgico e totale. Meno si sa dell'Hideto
adolescente, se non che vorrebbe diventare mangaka e si iscrive di conseguenza
ad una scuola d'arte (ma è uno studente mediocre in quasi tutte le discipline di
contorno alla sua favorita), che fuma da quando ha quindici anni (malgrado una
debolezza congenita ai polmoni. Comincia con le Cherokee, ma passa da cantante
professionista alle Mild Seven Light ed alle Philip Morris su ingiunzione medica) e comincia ad
interessarsi seriamente alla musica. Non ha un grande successo con le ragazze,
non riceve cioccolata a San Valentino (al più gliene regalano sua madre e sua
nonna) e si vede preferire puntualmente tipi più
prestanti ed atletici, al punto che pensa seriamente di fare il chitarrista
proprio per rimorchiare. Hideto, nei fatti, non arriva mai ai 160 cm, per 46-48
chili scarsi. Nel momento in cui tutti i suoi coetanei assumono sembianze
decisamente virili, Takarai sembra alternativamente il fratellino minore o una
ragazza carina. Ma c'è qualcosa che cambia ed assume una forza spropositata: la
voce. Poiché il resto è una storia già raccontata,
conviene concentrarsi sull'haido che più interessa: un uomo che è diventato tra
i più ricchi del Giappone, senza tuttavia mutare in modo sostanziale rispetto al
ragazzino di cui si è detto. A trentasette anni, HYDE recrimina nel suo
diario (Le ciel 47) che, come al solito, a San Valentino solo le fan (ed
uno dello staff) hanno pensato di regalargli un po' di cioccolata. O che a Los
Angeles ha pattinato assieme a Kaz pure con 39° di febbre, perché non sa proprio
resistere a quella tentazione. E' un po' bambino, un po' scemo, un po' quasi un
vecchio signore serioso, quando si ferma a valutare la società che lo circonda.
E' la vecchia star che si inchina allo charme della Nakashima (e ne resta -
sic! - quasi intimidito). E' un ragazzo cretino che si traveste da donna (HI!KO)
per Halloween. Non si vergogna a dire che il 17 marzo 2004 è stato uno
dei più bei giorni della sua vita (il 17 marzo 2004 Sakura torna ad essere il
suo drummer nel 666 Tour), che si commuove sui film, che legge Harry
Potter, che ama le nuove tecnologie, ma non le sa usare. Che ha la passione
per le cose piccine (identificazione?): dal suo ipod nano alla
minicooper argentata, dal walkman della sua adolescenza al laptop-ultima
generazione del presente, dal lettore mp3 al suo cellulare (con cui lo si
sorprende spesso a trastullarsi). E' difficile dire
se sia ingenuo o giochi con questo suo volto per sembrare ancor più eccezionale:
certo è che sa vendersi con incredibile intelligenza. E' complicato, spietato,
fragile: del suo essere un figlio unico conserva tutti gli egoismi ed i bisogni.
Richiesto di indicare chi vorrebbe come fratello maggiore dei Laruku, risponde
Tetchan senza nessuna esitazione: è l'unico che saprebbe prendersi cura
di lui. Non si sente abbastanza intelligente ed è spesso a disagio durante le
interviste (da qui l'abitudine abbastanza recente ad indossare persistentemente
occhiali da sole). Vox populi è sia ateo: in realtà questa posizione così netta
risale ai suoi 24 anni. Più recentemente ha detto di non 'professare alcuna
fede in particolare': il che è perfettamente in linea con il suo essere
giapponese. Non canta in privato e non ascolta musica. Tende ad affastellare CD,
ma ha raramente il tempo di ascoltarli. Ama cucinare ed è particolarmente bravo
ai fornelli (soprattutto con il cibo cinese). Non è un grande lettore, ma ama il
genere horror (gusto che si riflette anche nei suoi manga preferiti, Monster
e Nekojirou). A dispetto dei suoi conterranei, ama e cerca il contatto fisico. Cresciuto come figlio unico e molto coccolato, ha la tendenza ad esternare le proprie emozioni senza il minimo schermo. Abbraccia e bacia con molta facilità le persone con cui è in confidenza (il che, fin dai tempi di Sakura ha alimentato non poche voci sulla sua omosessualità). Soffre di una forte insicurezza, che lo porta spesso a parlare di sé come del meno dotato del gruppo. Usa spesso diminutivi affettuosi per parlare dei compagni di lavoro, nei confronti dei quali è sempre prodigo di manifestazioni di grande apprezzamento. E'
disordinato, spesso trascurato nel vestire (a causa della tritanopia sceglie comunque o abiti dai colori molto decisi, o monotono bianco o nero), non è difficile trovarlo con la
barba incolta nei backstage (almeno quanto è glabro in scena) e, come tutti gli
uomini del Kansai, è abbastanza villoso da doversi depilare per ragioni sceniche
(anche questo si trae dai backstage. Non è che poveretto lo racconti in
pubblico). Sin qui, insomma, un uomo dalla normalità quasi deludente. Ma per
chi? Uno dei rimpianti che Hideto mostra da subito (parliamo del 1995, quando è
già haido, ma non famosissimo come oggi) è quello per la sua quotidianità
perduta. E' un ragazzo semplice, che non cambia in modo radicale: gli piace
mangiare, bere con gli amici, pattinare per la strada. Ha hobby comunissimi:
colleziona oggetti di vetro blue (forse a scopo scaramantico, visto che pare il
primo gli sia stato regalato da un fan agli esordi della carriera), gioca con le
automobiline radiocomandate o gli aibo, adora la sua playstation e con la moglie
ha una passione clamorosa per il gioco Biohazard. E' legatissimo ai
propri genitori, di cui parla spesso con un orgoglio ricambiato ed ai quali pare
abbia comprato una graziosa villetta a Wakayama (che io sappia, però, la fama
crescente del figlio li ha costretti a trasferirsi ed a chiudere l'Apple).
Sono loro ad accompagnarlo alle Hawaii nella cupa estate del 1997 (vacanza da
cui torna in condizioni fisiche sicuramente migliori di quelle mostrate a Londra
nella primavera dello stesso anno) e sono anche quelli che, a detta del
cantante, si sono presi più cura di lui in ogni tempo. Nutre profonda
gratitudine per i suoi fans, ma si sente altrettanto spesso strangolato dalla
vita patinata in cui è costretto. 'Perché ti piace tanto L.A.?' 'Perché
posso indossare gli occhiali da sole unicamente per lo scopo per cui li
fabbricano': basterebbe questa frase per sintetizzare il mondo interiore di
qualcuno che, senza rinnegare un percorso, se ne sente spesso strangolato. Ed
haido è uno che di down emotivi ne ha: e fatica a nasconderli. Nel 1997,
al culmine di un esaurimento nervoso, scende quasi sotto i 40 chili. Nel 2003
voci insistenti parlano addirittura di un tentato
suicidio. E' morboso nel suo attaccamento alle persone. Non tollera né
distacchi, né tradimenti. A tetsu rimprovera sempre quella telefonata che non
gli fa mai, se non per lavoro. Sa essere molto dolce. Arrossisce con facilità.
Gli piace mettersi in gioco, anche se fatica a nascondere un po' di irritazione
quando ne è la vittima. E' molto competitivo, ma senza rinunciare del tutto alla
propria sensibilità. E' affascinato (in modo documentato dalla stampa, dal 1993. E non da ieri, come pensano le fans dell'ultima ora) dalla figura di Gesù Cristo, tanto da aver indicato "L'ultima
tentazione di Cristo" tra i suoi film preferiti. Ha un grande talento nella
descrizione dei sentimenti, su cui costruisce immagini mai scontate.
Nell'affetto cerca soprattutto un rifugio. Molto riservato per tutto quel che
riguarda il suo ruolo di marito e di padre, è difficile immaginarlo in quelle
vesti. Senz'altro, nondimeno, Megumi Oishi è l'immagine ideale di una donna
giapponese e la divertente cronaca - raccontata da lei - del loro primo
appuntamento (un'intera nottata davanti alla playstation) lascia pensare sappia
accogliere anche il lato più infantile e tenero di una stella molto terrena.
Sotto il profilo artistico, haido mostra talmente tante sfaccettature che è piuttosto complesso analizzarlo. In primo luogo non lo si può ritenere solo un cantante e neppure semplicemente un musicista. Malgrado l'insicurezza latente e la tendenza a minimizzare le proprie risorse culturali, le potenzialità espressive del vocalist dei Laruku sono immense: sia a livello linguistico che visivo. Non si tratta semplicemente di un talento innato (il giovane haido legge Rimbaud ed il clima decadente e romantico dell'Europa influenza profondamente il suo gusto estetico), ma è certo Hideto Takarai abbia una sensibilità fuori dal comune, che a mio avviso esplode nelle liriche più introspettive e, soprattutto, nei Self Portrait. Con quest'ultima accezione si fa riferimento ad una rubrica tenuta da haido sul magazine R&R NewsMaker a partire dal 1998, costituita da un suo autoritratto corredato da una poesia o da una citazione. Che io sappia (o, almeno, tante ne ho viste) le opere sono 45: prove d'artista incredibilmente interessanti per i cultori di Takarai (credo anzi il vero appassionato debba obbligatoriamente conoscerle), poiché spesso sembrano sintetizzare impressioni e frammenti di storia appena intuibili dalle liriche o dalle interviste. La prima cosa che sorprende di tali autoritratti è l'uso dei colori e dei tratti: sovente dissonanti e violenti. Non penso si debba chiamare in conto il suo daltonismo: esiste proprio una sottile violenza che esplode in pennellate o colpi di grafite netti come pugnalate. La seconda è data dai temi: morbosi. O notturni. O disperati. La morte e la solitudine si succedono con frequenza inquietante: come inquietante è il ricorrere del tema del doppio, della maschera che si disgrega, di un haido che lesiona od uccide un altro se stesso. Colpisce soprattutto il fatto che, a ricercare le date, ciascun ritratto coincide con un momento ben preciso della vita dell'artista, del suo sentirsi dentro. Che conseguenze trarne? Ad esempio si potrebbe supporre che non solo Hideto Takarai sia del tutto consapevole del proprio dualismo esistenziale (come uomo e come star), ma lo viva in modo più patologico che fisiologico. Oppure che sia impaurito dalla solitudine e dall'abbandono. Che sia silenzioso, ma non ami il silenzio. Che si senta fragile: abbastanza da andare spesso in pezzi. E' comunque intenso, sotto ogni profilo, poiché è molto difficile restare indifferenti davanti a simili opere, per quanto morbose o disturbanti siano. Del lirico si è già in parte accennato. haido è un uomo molto sensibile, umbratile, fragile: caratteristiche che emergono con estrema evidenza nelle sue opere (almeno sino al 1999-2000 e poi senz'altro in Roentgen). E' inoltre una persona che scrive molto. Non è infatti difficile sorprenderlo intento a scribacchiare o disegnare qualcosa. Cosa dire del vocalist, invece? haido è senz'altro su tal fronte un clamoroso talento naturale. Non nasce cantante, non prende mai lezioni e fuma senza alcun riguardo per un apparato respiratorio che è invece, ironia della sorte, più debole e delicato del normale. E' un tenore potente e virtuoso, in grado di aperture vocali d'attacco semplicemente impressionanti, di falsetti altissimi e di bassi cavernosi. Altra nota di merito è che questa sua abilità nell'arpeggio della voce si esercita senza sforzi apparenti: il suo viso non subisce mai, cioè, quella sgradevole deformazione che affligge spesso anche i migliori (il che ha alimentato la leggenda della sua perfetta bellezza da bambola). Tale dono di natura si è nondimeno rivelato anche il suo tallone d'Achille: non sufficientemente educata e stressata da anni di sigarette, la sua voce ha infatti smarrito nel tempo parecchi toni, perdendo, se non in potenza, in modulazione. C'è chi chiama in conto semplicemente il mutato stile del gruppo, ma bisognerebbe in tutta onestà comparare il tenore di Niji (1998) con il rocker degli Shibuya Seven Days (2003) e trarre le conseguenze del caso. Quanto agli altri campi in cui ha mostrato le proprie abilità, si può dire che è un chitarrista ed un percussionista nella media: volenteroso ed entusiasta, ma niente di tanto clamoroso da far pensare alla sua carriera di cantante come ad una perdita per il mondo della musica. Un ulteriore profilo da chiamare in conto, per completezza storica, è infine quello di attore. HYDE è infatti protagonista, al fianco di Gackt, del movie MoonChild e, nel ruolo di Adam, appare nella pellicola Kagen no Tsuki~Last Quarter, adattamento cinematografico del celebre manga di Ai Yazawa. Se nel primo caso si può davvero parlare di un debutto incredibilmente convincente, tanto la parte del vampiro Kei gli risulta cucita addosso, nel secondo caso il giudizio soffre di una valutazione di segno opposto. Poco espressivo, molto meccanico, ingoffato in abiti che evidenziano ancor più la sua tutt'altro che svettante statura, del tutto inadatto a vestire i panni della tormentata rockstar inglese, haido è forse il principale punto debole di un lavoro complessivamente piuttosto valido. Eccezionale, per contro, il tema sonoro che regala alla pellicola.
Nome d'arte: Hide come chitarrista dei Kiddies
Bomb-Jerusarem's Road, hyde da vocalist e nei L'Arc~en~ciel, HYDE come solista.
La pronuncia corretta del nome è haido [hai-do].
All'anagrafe: probabilmente Hideto Takarai.
Alias: tetsu lo chiama Doi Hachirou-Doihachan, ma la storia del
nomignolo è controversa. Ho letto infatti versioni non sempre concordi in merito
alla sua origine. C'è chi sostiene provenga dalla semplice inversione dei kanji
di haido. Chi, invece, associa un significato specifico al nick (qualcosa sul
genere di disastro ambulante). Gackt lo chiama Kyuute Kyuuto de Haide
Haido. Il suo nickname informatico ufficiale pare invece sia hycchan.
Data di nascita: 29 Gennaio 1969 (confermata recentemente).
Luogo di nascita: Wakayama.
Famiglia: figlio unico di genitori molto giovani (entrambi hanno circa vent'anni più di lui). Dal 25 dicembre 2000 sposato con Megumi Oishi.
Dall'undici novembre 2003 padre di un maschietto. Si era detto Rei fosse
il nome del bambino, ma la notizia è stata smentita.
Altezza: 156-158 cm.
Peso: significativamente oscillante. Si va da un minimo di 40-42 kg ad un massimo di 60 kg. Nella norma dovrebbe essere attorno ai 55
kg. E' di corporatura stagna, malgrado sia minuto. Chi ha avuto occasione di
vederlo da vicino (testimonianza indiretta, ma da fonte affidabile), sostiene
sia davvero piccolissimo, molto più magro di quel che appare in video e
caratterizzato da braccia decisamente muscolose e solcate da vene evidenti.
Taglia: originariamente era la small (la sua taglia, ai tempi di Niji, era uno spaventoso 24). Attualmente pare sia la media.
Patologie: è daltonico, miope, ha un apparato respiratorio molto delicato
e si ammala con facilità (ragione per la quale usa deumidificatori ambientali
per tutto l'anno). Soffre di molte allergie, la più nota delle quali è al pelo
del gatto.
Carattere: timido, sensibile, tendenzialmente introverso, ma capace di grandi slanci se nasce un rapporto di confidenza. Egocentrico, egoista, dipendente, geloso dei propri spazi, ma spaventato dall'abbandono. Istrionico, contraddittorio, infantile.
Segni particolari: una spessa cicatrice al lato del collo, una leggermente meno vistosa sul mento ed un'altra sotto il labbro inferiore (più altri segni di
lieve entità, visibili a seconda della luce). Piercings ai lobi ed all'ombelico.
Due ali d'angelo tatuate sulla schiena, a seguito - pare - della
richiesta dei fans (in realtà hyde voleva due ali da diavolo, ma sembra sia
stato lo stesso tatuatore a dissuaderlo, facendo leva sull'esiguità della
superficie disponibile e sulla sua aria troppo innocente).
Città: è originario di Wakayama, ma dall'autunno del 1993 vive in modo
più o meno stabile a Tokyo. Voci diffuse lo vogliono proprietario dell'intero
ventesimo piano di un grattacielo di Shibuya (almeno dal 1998). I paparazzi che
lo hanno sorpreso con Megumi Oishi hanno tuttavia reso pubblica l'immagine di
una villa in stile europeo sita in un complesso residenziale periferico rispetto
alla metropoli.
Ama: mangiare, dormire, suonare la chitarra, i propri amici, la propria
famiglia, le colline, i video di Marylin Manson, le composizioni musicali di Ken, le nuove
tecnologie, soprattutto se miniaturizzate.
Detesta: riordinare, non potersi lavare i capelli, la violazione della sua sfera privata, la solitudine (intesa come senso di esclusione).
Stilista: nessuno in particolare. Ama il vintage.
Orientamento religioso: agnostico, più che ateo. Ammiratore di Gesù Cristo.
Strumenti: chitarra, percussioni, sassofono, armonica.
Band/Artista musicale: Marylin Manson, Nirvana, Buck-Tick, BAKI, Cranberries,
Radiohead, David Sylvian. Ma non è solito ascoltare musica. Non ne ha il tempo.
Animali: gli piacciono i gatti, ma è allergico al loro pelo. Megumi Oishi ne ha tuttavia due ed un piccolo cane.
Hobby: giocare con la Play Station (Biohazard: passione che
condivide con la moglie), aibo, rajicon (macchinine radiocomandate), praticare
sport (ciclismo, pattinaggio, snowboard), cucinare (vanta di essere
particolarmente abile nella cucina cinese), collezionare oggetti di vetro blue, etichette dei CD, scrivere e disegnare.
Guida: dalle sue preferenze esplicitate e dal servizio che lo riprende con la Oishi, risulta una minicooper argentata.
Legge: da adolescente aveva una grande passione per la poesia francese.
Più recentemente è noto sia tra i seguaci di Harry Potter ed un avido lettore di
narrativa horror (Stephen King).
Fuma: fino a metà degli anni Novanta, Cherokee. Poi è passato alle Mild Seven Light ed alle Philip Morris Light.
Beve: preferibilmente vino, ma gli viene rinfacciata qualche sbronza abbastanza consistente da lasciar pensare consumi anche altro. Del resto uscire a bere qualcosa è ciò che per primo indica come attività da praticare con gli amici.
Cibo preferito: riso al curry, sukiyaki. E' significativo il primo sia
anche il piatto che detesta di più, perché finisce per mangiarne troppo.
Manga/Anime: Monster, Nekojiru.
Posted on 10 May 2006 by Sar@





